Trump rivendica Hormuz e l’Iran lancia missili: è allerta nel Golfo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione nel Golfo Persico è schizzata alle stelle nelle ultime ore, con un’escalation che ha riportato i missili balistici al centro della scena e rischia di far precipitare la regione in un conflitto aperto. Da una parte, l’amministrazione Trump ha alzato il tiro con una mossa a dir poco provocatoria – la rivendicazione dello Stretto di Hormuz come territorio americano – mentre dall’altra Teheran ha risposto sul campo, lanciando due missili contro gli Emirati Arabi Uniti, che sono stati intercettati dalle difese aeree del Paese.

In questo quadro di reciproca accusa e di un’apparente interruzione dei canali diplomatici, il Pentagono starebbe valutando una riduzione della propria presenza militare nell’area, segno che anche gli Stati Uniti sembrano voler riconsiderare le proprie opzioni strategiche in quella che si sta configurando come una crisi tra le più acute degli ultimi anni.

La provocazione di Trump e la replica di Teheran

La scintilla che ha fatto esplodere la situazione è stata una dichiarazione del presidente americano, che ha negato l’esistenza di qualsiasi forma di trattativa o colloquio con la Repubblica Islamica, accompagnando questa presa di posizione con un gesto dal forte impatto simbolico. Attraverso il suo social network, Trump ha pubblicato un’immagine dello Stretto di Hormuz, definendolo come “nuovo territorio americano”, una frase che ha immediatamente scatenato la reazione furiosa di Teheran.

La risposta iraniana non si è fatta attendere, con il portavoce delle forze armate che ha promesso di “correggere le illusioni” americane, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha puntato il dito contro Israele, definendolo il “principale oppositore e ostacolo all’attuazione del memorandum” d’intesa che era scaduto proprio ieri. La scadenza di questo accordo e la concomitanza con le nuove minacce hanno creato un vuoto diplomatico che le armi stanno rapidamente riempiendo.

Missili su Dubai e l’interruzione dei commerci

L’atto più concreto di questa escalation è arrivato con il lancio di due missili balistici da parte dell’Iran contro il territorio degli Emirati Arabi Uniti, un’azione che ha gettato nello sconcerto Abu Dhabi e ha fatto scattare l’allerta a Dubai, dove sono stati segnalati i lanci e le intercettazioni. Gli Emirati, dal canto loro, hanno reagito con una decisione drastica che segna un punto di non ritorno nelle relazioni economiche bilaterali: l’interruzione totale di tutti gli scambi commerciali con l’Iran.

La portavoce del ministero degli Esteri emiratino, Afra Al Hameli, ha diffuso un comunicato ufficiale sulla piattaforma X per respingere qualsiasi voce riguardante presunte trattative in corso, confermando la rottura e accusando Teheran di aver violato la sovranità del Paese. Nel frattempo, l’Iran ha esteso il suo avvertimento a tutte le nazioni del Golfo, intimando loro di non fornire alcun tipo di assistenza alle forze militari statunitensi, equiparando ogni forma di collaborazione a un coinvolgimento diretto nel conflitto.

Il contesto regionale e il ruolo di Israele

A complicare ulteriormente il quadro, si inserisce l’azione militare di Israele, che ha condotto attacchi aerei segnalati nel sud del Libano e che continua le sue operazioni contro Siria e Gaza, in un contesto in cui il fronte settentrionale di Israele resta caldo e le sue azioni sono viste da Teheran come un ostacolo alla stabilità.

Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Ali Abdollahi, citato da Al Jazeera e dall’agenzia Fars, ha dichiarato che nulla di quanto avviene nella regione è “nascosto ai nostri occhi”, un messaggio chiaro sia per gli avversari diretti che per i Paesi confinanti, invitati a non schierarsi con gli Stati Uniti.

In questo mosaico di minacce e ritorsioni, il Golfo si ritrova nuovamente a essere il centro di un confronto che coinvolge potenze globali e attori regionali, con lo Stretto di Hormuz che torna a essere il collo di bottiglia strategico sul quale si giocano equilibri geopolitici e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici mondiali.

Il rischio di una guerra totale

L’escalation in atto riporta alla mente gli scenari di conflitto che avevano già fatto tremare la regione in passato, ma questa volta il contesto appare ancora più fluido e imprevedibile. La mancanza di un canale di comunicazione aperto tra Washington e Teheran, unita alla volontà americana di ridisegnare la mappa geopolitica dell’area con dichiarazioni tanto perentorie quanto destabilizzanti, lascia poco spazio a una soluzione diplomatica immediata.

Mentre i missili iraniani tornano a solcare i cieli del Golfo e gli Emirati chiudono le proprie frontiere commerciali, la comunità internazionale osserva con preoccupazione il susseguirsi di eventi che potrebbero innescare una reazione a catena, con il Pentagono che, pur valutando un ridimensionamento, mantiene una presenza militare significativa nella zona. La partita si gioca su più tavoli, da quello militare a quello economico, e la posta in palio è la stabilità di un’area che non può permettersi un altro conflitto devastante.

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