Garlasco, l’avvocato di Lovati contro l’alibi di Sempio: «Lo scontrino di Vigevano? È falso»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso Garlasco, a quasi due decenni dalla scomparsa di Chiara Poggi, è stato scosso da una dichiarazione che ne mina uno dei pilastri difensivi. Fabrizio Gallo, il legale che assiste Massimo Lovati – l’avvocato che fino a poco tempo fa rappresentava Andrea Sempio – ha gettato un sasso nello stagno, definendo «falso» lo scontrino di Vigevano, quel documento sul quale l’indagato per concorso in omicidio ha costruito il proprio alibi. Le parole di Gallo, rilasciate nel corso di una trasmissione televisiva, suonano come un monito perentorio: «Se continua a usare quello scontrino, va contro un muro». Una posizione, questa, che segna un netto distacco dalle precedenti, quando lo stesso Lovati liquidava l’intera vicenda come «una fandonia», e che ora, invece, introduce scenari giudiziari ben più concreti e potenzialmente gravosi per Sempio.

La frattura nella difesa e la nuova strategia

La revoca del mandato a Lovati da parte di Sempio, il quale si è ora affidato a Liborio Cataliotti, sembra aver innescato una reazione a catena i cui effetti sono ancora tutti da valutare. L’intervento del legale di Lovati, peraltro, non si è limitato a screditare la prova cardine dell’alibi, ma ha implicitamente rivendicato l’operato del suo assistito, arrivando ad affermare che, senza di lui, Sempio «sarebbe già in carcere». Una tale presa di posizione, che trasforma un ex alleato in un potente accusatore, riscrive completamente gli equilibri del processo mediatico e, probabilmente, di quello penale, spostando l’attenzione proprio su quel pezzo di carta che, da elemento di scagionamento, rischia di trasformarsi in un boomerang.

Le implicazioni sull’alibi e le indagini

Lo scontrino, che dovrebbe attestare la presenza di Sempio in un esercizio commerciale di Vigevano in un momento cruciale per la dinamica dei fatti, viene così a perdere di colpo la sua aura di certezza. La definizione di «carta straccia», utilizzata per sminuirne il valore in assenza di riscontri esterni, rappresenta un’accusa gravissima che investe non solo l’indagato ma, indirettamente, anche la sua nuova linea difensiva. Quest’ultima, del resto, ha già annunciato di aver sottoposto Sempio a un test, un dettaglio che evidenzia come la partita si giochi ormai su un piano estremamente tecnico, dove ogni elemento sarà passato al setaccio.

Uno scontro che travalica l’aula di tribunale

Quello che si sta consumando, dunque, non è soltanto un conflitto tra ex collaboratori, ma un vero e proprio scontro strategico che ha immediate ricadute sulla percezione pubblica del caso. L’affermazione secondo cui si parlerebbe già di un possibile rinvio a giudizio, se da un lato appare come un’ipotesi, dall’altro contribuisce a creare un clima di estrema pressione attorno a una vicenda giudiziaria già di per sé intricatissima. La guerra mediatica, con le sue bombe annunciate in televisione, diventa così un palcoscenico parallelo al procedimento ufficiale, capace di influenzarne gli sviluppi e di mettere a dura prova la tenuta delle diverse versioni dei fatti.

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