Raf a Verissimo: “Mia moglie Gabriella Labate mi ha salvato dalle paure e dalla notte degli esordi”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quella frase, “You've got to move from the darkness into the light”, non era solo il ritornello di una hit planetaria che nel 1984 spopolava nelle discoteche da Milano a New York. Era la fotografia, seppur ancora inconsapevole, di un ragazzo di Margherita di Savoia, fuggito di casa a diciassette anni con una chitarra in spalla e un’ansia di fondo che il successo, anziché placare, avrebbe reso solo più ingestibile. Raf – all’anagrafe Raffaele Riefoli – ha ripercorso quelle tappe domenica 22 marzo, tornato nel salotto di “Verissimo” da Silvia Toffanin con addosso la leggerezza di chi, a distanza di decenni, ha finalmente deciso di riordinare quei cassetti della memoria che per molto tempo aveva tenuto socchiusi. Reduce dall’emozione dell’Ariston, dove nella serata finale del Festival di Sanremo 2026 aveva dedicato alla moglie Gabriella Labate il brano “Ora e per sempre” guardandola dritto negli occhi mentre le telecamere ne coglievano le lacrime in platea, il cantautore ha scelto il racconto intimo per spiegare cosa si celi dietro quella che lui stesso definisce una “salvezza”.

L’altra faccia del successo e l’approdo nelle sostanze

Il racconto di Raf si è fatto nitido quando ha rievocato i contorni di un periodo storico preciso: quello della svolta dance con “Self Control”, un brano che lo proiettò in una dimensione internazionale per la quale, ammette, non possedeva ancora gli strumenti per difendersi. Venivo dal punk, suonavo con i Cafè Caracas, e poi all’improvviso mi sono trovato travolto – ha spiegato essenzialmente il cantante – frequentando ambienti, quelli della musica e della notte, dove non era affatto difficile che circolassero sostanze. Il suo approccio a quel mondo, ha tenuto a precisare, non si è mai trasformato in una dipendenza strutturata; lui stesso ha usato l’espressione “non ci sono mai cascato fino in fondo” per descrivere un equilibrio precario che lo teneva in bilico senza mai farlo precipitare del tutto. Eppure, il rischio percepito era altissimo, soprattutto perché a mancare era la rete: un ventenne pieno di ansie, senza gli anticorpi emotivi necessari per gestire la fama improvvisa, si ritrovava esposto a una fragilità che la musica, da sola, non riusciva più a sanare.

L’incontro con Gabriella: una psicanalisi involontaria

Il punto di svolta, nella narrazione di Raf, ha un volto e un nome ben precisi: Gabriella Labate. L’incontro con lei – che all’epoca era una ballerina e soubrette, destinata a diventare sua moglie nel 1996 – ha operato un cambiamento radicale, descritto dal cantante come un vero e proprio salvataggio operato quasi inconsapevolmente. Con una metafora efficace, Raf ha raccontato che Gabriella ha fatto il lavoro di uno psicanalista senza nemmeno saperlo: gli ha preso la mano e lo ha portato verso l’uscita dal tunnel delle paure e delle insicurezze. Non ci sono state strategie calcolate, ha voluto sottolineare l’artista, ma la sua “naturelezza” (così ha detto, in un ossimoro involontario che rende bene l’idea di una semplicità naturale) ha agito come un argine contro la sua fragilità. Era piena di ansie, l’ha confessato, e lei è stata una salvezza per tutto, riuscendo a placare anche quei demoni interiori che il contesto del jet set e i ritmi della musica avevano contribuito ad alimentare.

L’amore che diventa racconto: da “Sei la più bella” a “Ora e per sempre”

La storia tra Raf e Gabriella Labate è costellata di piccole ribellioni che ne hanno definito la solidità. Non era iniziata sotto i migliori auspici – lei stessa aveva raccontato in passato di avergli dato buca al primo appuntamento – ma con il tempo si è trasformata in un rapporto capace di resistere alle logiche effimere dello spettacolo. A Sanremo 2026, la scelta di dedicare “Ora e per sempre” alla moglie, con la figlia Bianca che ballava sul palco mentre lui cantava fissandola tra il pubblico, ha rappresentato solo l’ultimo, visibile atto di un lungo filo rosso che lega la sua produzione artistica alla vita privata. Non era la prima volta, del resto, che Raf traduceva in musica i sentimenti per lei: negli anni aveva scritto “Sei la più bella del mondo” proprio per conquistarla, trasformando le canzoni in una sorta di diario sentimentale a cui, evidentemente, tiene particolarmente. I figli Bianca e Samuele (quest’ultimo, conosciuto come D’Art, è a sua volta sulla strada della musica) rappresentano la prosecuzione naturale di quell’equilibrio trovato, l’esempio tangibile di come la “chimica inspiegabile” di cui parla la stessa Bianca abbia permesso di costruire una famiglia che oggi l’artista protegge con discrezione ma anche con evidente orgoglio.

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