La lunga storia di Raf e Gabriella, tra bacio scaramantico e uno sguardo che cancella la sala
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che il palco dell’Ariston, si sa, sia un luogo dove la scaramanzia la fa da padrona lo confermano i rituali a cui gli artisti si affidano pochi istanti prima di varcare la soglia del teatro. Le telecamere di queste sere, nel cogliere i preparativi del cantante in gara, hanno inquadrato Raf mentre, con un gesto fulmineo e quasi istintivo, toccava qualcosa, forse un oggetto o più probabilmente il proprio Corpo, in un tentativo di propiziarsi la sorte. Un rito privato che, proiettato sul maxischermo, è diventato pubblico, seppur per un attimo, e che rivelava quanta tensione si celi dietro la sua interpretazione di Ora e per sempre.
Eppure, una volta in scena, di quella tensione non è rimasta traccia. L’esibizione del cantante, infatti, si è trasformata in un dialogo muto e intensissimo con una sola persona in sala: sua moglie, Gabriella Labate. La donna, ex ballerina, è stata più volte inquadrata mentre seguiva rapita la performance, con gli occhi che si inumidivano a poco a poco, tradisce un’emozione che nulla aveva di artefatto. È stato un momento di tale intimità che persino la figlia della coppia, Bianca Riefoli, presente in teatro in veste di ballerina, ha avuto la netta sensazione che il mondo esterno fosse improvvisamente svanito. In un’intervista rilasciata nei giorni successivi, la ragazza ha confessato come le fosse parso che l’Ariston fosse del tutto vuoto, ridotto a una bolla nella quale esistevano soltanto lo sguardo di suo padre e quello di sua madre, incatenati l’uno all’altra.
Quel legame che Bianca descrive come qualcosa di inspiegabile, paragonandolo a quello di due sedicenni alla loro prima storia, è in realtà il frutto di una conoscenza lunga quasi quarant’anni e di un matrimonio che dura dal 1996, celebrato a Cuba. La stessa Bianca, ospite di La volta buona su Rai Uno, ha provato a spiegare cosa tenga ancora così uniti i suoi genitori: una miscela di complicità e pazienza, dosate equamente da entrambe le parti. Non si tratta, però, di un amore nato sotto il segno della spensieratezza, ma piuttosto di un sentimento che ha avuto per Raf anche una funzione salvifica. Lo stesso cantautore, raccontando gli anni ruggenti del successo planetario di Self Control, quello del 1984 che lo travolse reduce da esperienze punk con i Cafè Caracas, ha ammesso di essersi rifugiato nell’uso di sostanze stupefacenti. Un periodo buio, ha dichiarato, dal quale fu proprio Gabriella a tirarlo fuori, prendendolo per mano e indicandogli, senza neppure saperlo di fare la psicanalista, la via d’uscita.
Il trionfo di Sal da Vinci e le incertezze sull’Eurovision
Parallelamente alla commozione suscitata dalla performance di Raf, la kermesse ha visto il trionfo di un altro artista che ha fatto dell’amore e delle radici il proprio cavallo di battaglia. Sal da Vinci, con il suo Per sempre sì, ha convinto pubblico e sala stampa, imponendosi come il vincitore morale di questa edizione. L’artista napoletano, visibilmente scosso dall’affetto ricevuto, ha subito dedicato la vittoria alla sua città e a sua moglie Paola, descritta come la compagna che gli ha permesso di sopravvivere “nella tana dei lupi”. Un successo, il suo, che ha messo nuovamente sul tavolo il tema della partecipazione all’Eurovision, il contest europeo che invariabilmente segue la vittoria sanremese.
Ma su questo fronte, le posizioni degli artisti sono quanto mai diversificate e, talvolta, nette. Se Sal da Vinci si è detto entusiasta all’idea di portare la musica italiana in Europa, definendolo “un impegno bellissimo”, altri non sembrano affatto intenzionati a raccogliere l’eventuale invito. Raf, per esempio, è stato categorico in più di un’intervista: l’Eurovision per lui è una manifestazione “kitsch”, un “baraccone” con cui non ha alcuna intenzione di avere a che fare, e ha lasciato intendere che la sua eventuale rinuncia non sarebbe legata solo a questioni estetiche ma anche a valutazioni personali sul contesto politico della manifestazione. Una presa di posizione che si aggiunge a quella di altri big in gara, creando un vivace dibattito che, a prescindere dagli esiti della gara, continuerà a tenere banco nelle discussioni dei prossimi giorni.
La Rai si assicura i Mondiali, tra scommesse e dichiarazioni roboanti
Mentre sul palco dell’Ariston si susseguono le dichiarazioni d’amore, a Viale Mazzini si lavora su un altro fronte, quello sportivo, con un annuncio destinato a far discutere gli appassionati di calcio. La Rai, infatti, ha comunicato di essersi aggiudicata i diritti per trasmettere in chiaro una parte consistente dei prossimi Mondiali, in programma quest’estate tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’operazione, presentata dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi come una risposta senza compromessi alla chiamata del grande sport, garantirà la copertura di trentacinque partite, comprese la sfida inaugurale, le semifinali e la finalissima.
La nota diffusa dall’azienda pubblica sottolinea con enfasi che nel pacchetto sono incluse “tutte le partite della nazionale italiana”, una frase che, sebbene tecnicamente corretta perché riferita a eventuali incontri degli Azzurri, cela in realtà una scommessa tutt’altro che vinta. Per poter vedere tutte le partite dell’Italia, infatti, bisognerà prima che la squadra di Spalletti superi i prossimi e complessi spareggi di qualificazione, dove se la vedrà prima con l’Irlanda del Nord e, in caso di successo, con una tra Galles e Bosnia. Un passaggio tutt’altro che scontato, che trasforma l’annuncio della Rai in un atto di fiducia più che nella cronaca di un fatto certo. L’azienda, del resto, non ha potuto fare a meno di augurarsi la qualificazione, quasi a voler scaramanticamente – e torniamo al tema delle superstizioni – spingere il destino dalla parte degli Azzurri.




