Bianca Riefoli, la figlia di Raf che ha ballato a Sanremo tra le lacrime di emozione e la chimica di una famiglia allargata sul palco

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’era un filo invisibile, ma potentissimo, che collegava il palco dell’Ariston alla platea durante l’esibizione di Raf nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026. Un filo teso tra padre e figlia, tra marito e moglie, capace di trasformare una semplice performance canora in un tableau vivant di affetti privati. Quando Raf, al secolo Raffaele Riefoli, ha intonato le note di “The Riddle” di Nik Kershaw insieme ai The Kolors, arrangiata in quella versione dance che Gigi D’Agostino rese celebre nel 1999, l’attenzione del pubblico non era catturata solo dalla contaminazione musicale tra un decano della musica italiana e una band simbolo del nuovo corso pop. Gli occhi di molti si sono spostati sul Corpo di ballo che animava il palco, e lì, tra movimenti coreografati e luci stroboscopiche, si muoveva Bianca Riefoli, la primogenita del cantante, nata a Roma nel 1996 dalla lunga unione con Gabriella Labate.

Non era la prima volta che Bianca calpestava il palco del Festival, ma mai come in questa occasione il cerchio si è chiuso con tanta naturalezza. Carlo Conti, al termine dell’esibizione, l’ha voluta accanto a sé per consegnarle il tradizionale omaggio floreale, quasi a voler suggellare pubblicamente un’appartenenza che va oltre il cognome. E se la serata delle cover è stata il momento della celebrazione, con quel bacio affettuoso tra padre e figlia ripreso dalle telecamere, è stato durante l’interpretazione del brano in gara, “Ora e per sempre”, che la dimensione familiare ha raggiunto il suo apice emotivo. Mentre Raf cantava con lo sguardo fisso su un punto preciso della platea, le inquadrature svelavano il motivo di tanta intensità: lì, tra il pubblico, c’era Gabriella Labate, visibilmente commossa, con gli occhi lucidi che raccontavano trent’anni di vita insieme meglio di qualsiasi dichiarazione.

Bianca, intervistata successivamente a “La volta buona”, ha provato a mettere in parole quello che si è materializzato sul palco dell’Ariston, descrivendo la scena con la spontaneità di chi quei sentimenti li vive dall’interno. Ha raccontato che, per un attimo, la sala gremita è sembrata svanire, lasciando spazio solo a quei tre, quasi che l’intero teatro fosse diventato il salotto della loro casa. L’emozione, per lei, era tale da farle tremare le gambe sotto i costumi di scena, ma l’incoraggiamento del padre a lasciarsi andare e a godersi il momento l’ha aiutata a sciogliersi, trasformando la tensione in pura energia interpretativa. La sua presenza non era solo coreutica, ma rappresentava il terzo polo di un triangolo amoroso familiare che il cantante ha voluto mettere in musica.

Del resto, la genesi di “Ora e per sempre” affonda le radici proprio in quella storia d’amore che dura dal 1996, quando i due si sposarono a Cuba. Raf ha rivelato di essersi ispirato a un bigliettino scritto a macchina, una riscrittura personale della formula “finché morte non vi separi” che l’ufficiante aveva pronunciato, trasformandola in una promessa più intima e duratura. A rendere il quadro ancora più completo e, in un certo senso, sorprendente per chi segue la musica leggera italiana, c’è la firma in calce al testo del brano. Accanto a quella di Raf, spunta il nome di Samuele Riefoli, il secondogenito della coppia, nato nel 2000, che con lo pseudonimo D’art sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel panorama musicale. Un passaggio di testimone creativo che trasforma “Ora e per sempre” in un’opera corale, scritta a quattro mani tra un padre e un figlio per raccontare l’amore di quel padre per la madre.

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