L’Italia acquista per trenta milioni il ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio, un capolavoro rimasto per decenni nascosto al pubblico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La lunga e complessa trattativa, durata oltre un anno e condotta con la discrezione che simili operazioni impongono, si è conclusa ieri con la firma dell’atto formale presso il Ministero della Cultura: lo Stato italiano ha acquisito per trenta milioni di euro il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini, opera di Michelangelo Merisi, universalmente noto come Caravaggio, che entrerà a far parte del patrimonio pubblico nazionale per essere stabilmente esposto a Palazzo Barberini a Roma, la dimora che fu della famiglia dell’effigiato. Si tratta di un esborso tra i più ingenti mai sostenuti dallo Stato per l’acquisto di una singola tela, un investimento che, al di là del valore economico, restituisce alla collettività e agli studiosi un tassello fondamentale e rarissimo della produzione del Maestro lombardo, del quale si contano soltanto una sessantina di dipinti certi e, all’interno di questo esiguo corpus, appena tre ritratti considerati autografi.

Il dipinto, che raffigura il potente porporato fiorentino, divenuto poi cardinale e, infine, papa con il nome di Urbano VIII, era noto agli esperti da decenni ma da generazioni apparteneva a una raccolta privata fiorentina, sottraendosi di fatto alla fruizione pubblica e agli studi approfonditi. La sua esistenza era stata riportata all'attenzione del mondo dell'arte da Roberto Longhi nel lontano 1963, quando il celebre critico lo pubblicò sulla rivista Paragone attribuendolo con forza al Merisi, ma solo recentemente, in occasione della mostra Caravaggio: il ritratto svelato, allestita a Palazzo Barberini tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, l'opera è stata ammirata da quasi mezzo milione di visitatori, creando quel consenso popolare e scientifico che ha probabilmente accelerato il perfezionamento dell'affare.

La luce di Caravaggio svela la psicologia del futuro papa Urbano VIII

L’iconografia del ritratto, che si stima realizzato intorno al 1598 quando il prelato aveva circa trent’anni, si discosta radicalmente dalla ritrattistica ufficiale dell’epoca, sovente ingessata in pose statiche e ricca di simbolismi di potere. Caravaggio, fedele al suo naturalismo rivoluzionario, sceglie invece di fissare un attimo di vita colta nel suo fluire: Maffeo Barberini è seduto, il busto leggermente ruotato, una mano stringe una lettera piegata, mentre l’altra, la destra, si protende in avanti oltre il limite ideale della tela, come se stesse per alzarsi o per interloquire con un interlocutore posto al di là dello spazio pittorico. La luce, elemento cardine della poetica del Merisi, non si limita a illuminare la scena ma la scolpisce, facendo emergere dall'ombra il volto intenso e la mano in primo piano, dettagli che rivelano l’indole ambiziosa e dinamica del personaggio senza alcuna concessione all'enfasi retorica.

L'acquisto, formalizzato alla presenza del ministro Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna e del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon, rappresenta un’operazione strategica per le collezioni museali italiane. A Palazzo Barberini, il ritratto andrà idealmente a dialogare con un altro capolavoro del Merisi, la Giuditta che decapita Oloferne, acquistata dallo Stato nel 1971, e con una delle raccolte di pittura caravaggesca più significative al mondo, rafforzando quel nucleo di opere pubbliche che contribuisce a fare di Roma una meta imprescindibile per gli studi sul Seicento.

L'operazione si inserisce in un disegno più ampio di rafforzamento del patrimonio culturale

L'acquisizione del Barberini segue di pochi mesi quella dell'Ecce Homo di Antonello da Messina, altro intervento milionario con cui il Ministero della Cultura intende perseguire una politica di accrescimento delle collezioni pubbliche, strappando al mercato privato opere di altissimo profilo che, diversamente, rischierebbero di essere alienate o di finire all'estero. Durante il periodo espositivo, che ha di fatto coinciso con le fasi più delicate della negoziazione, la critica internazionale ha avuto modo di esaminare la tela e di esprimersi concordemente sulla sua autografia, fugando ogni residuo dubbio che ne aveva per decenni accompagnato la storia critica e permettendo allo Stato di procedere all'acquisto con la certezza di portare a casa un autentico Caravaggio. Ora, espletate le formalità amministrative, il dipinto troverà la sua collocazione definitiva nel museo che fu palazzo di famiglia, un ritorno a casa atteso per oltre ottant'anni, da quando cioè, negli anni Trenta del Novecento, le collezioni dei Barberini subirono una dispersione che portò questo capolavoro lontano dagli occhi del mondo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.