Il ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio diventa dello Stato: firmato l'atto d'acquisto per 30 milioni di euro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È costato 30 milioni di euro, uno degli investimenti più cospicui mai sostenuti dall’amministrazione pubblica per una tela, e dopo una lunga trattativa durata oltre un anno è diventato ufficialmente patrimonio dello Stato italiano. Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, opera che raffigura il potente prelato poi divenuto pontefice con il nome di Urbano VIII, è stato acquistato dal Ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, e destinato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma. La firma dell’atto è avvenuta nella sede del dicastero, a Roma, alla presenza del direttore generale Musei, Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali, Thomas Clement Salomon, e del notaio Luca Amato, suggellando un’operazione che riporta stabilmente il capolavoro nelle collezioni pubbliche e, più precisamente, a Palazzo Barberini, lo stesso palazzo che fu della famiglia dell’effigiato e dove la tela era già stata ammirata da quasi mezzo milione di visitatori in occasione della mostra “Caravaggio 2025”.
L’acquisizione, formalizzata martedì 10 marzo 2026, assume un rilievo particolare non solo per l’esborso economico, che la colloca tra le operazioni più onerose in assoluto nel panorama delle compravendite artistiche nazionali, ma soprattutto per la straordinaria rarità dell’opera. Il nucleo dei dipinti universalmente riconosciuti come autografi di Michelangelo Merisi, infatti, è estremamente esiguo e si aggira intorno alle sessantacinque tele sparse in tutto il mondo; tra queste, i ritratti certi costituiscono una tipologia pressoché unica, con appena tre esemplari noti. La tela, che ritrae Barberini intorno ai trent’anni, nella sua veste di chierico della Camera Apostolica, fu attribuita al Merisi dal grande critico Roberto Longhi nel lontano 1963, un’intuizione che la critica successiva ha unanimemente confermato, riconoscendo nel dipinto quel taglio compositivo innovativo e quell’indagine psicologica che rendono la figura del futuro pontefice viva e monumentale, lontana da qualsiasi retorica ufficiale.
Un investimento nel patrimonio artistico dopo l’Ecce Homo di Antonello
L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento delle collezioni pubbliche italiane, come dichiarato dallo stesso ministro Giuli, che ha espresso gratitudine verso tutte le istituzioni e i funzionari coinvolti nella complessa negoziazione con i precedenti proprietari privati. L’acquisto di questo Caravaggio segue di poche settimane un’altra importante acquisizione, quella dell’*Ecce Homo* di Antonello da Messina, battuto all’asta a New York e riportato in Italia per una cifra vicina ai 15 milioni di euro, a dimostrazione di una precisa volontà politica di impedire che capolavori assoluti della storia dell’arte italiana finiscano o rimangano confinati in mercati esteri o in collezioni private inaccessibili al grande pubblico. Nel caso del ritratto barberiniano, la trattativa si è evidentemente conclusa con un accordo che soddisfa le richieste dei venditori, garantendo allo stesso tempo la piena fruizione pubblica di un’opera che, come ha ricordato il ministero, era stata goduta solo temporaneamente durante la recente esposizione romana.
L’approdo definitivo della tela a Palazzo Barberini non è privo di significato, anzi, assume i contorni di una sorta di ritorno a casa. È in quel palazzo, oggi sede museale, che il dipinto potrà instaurare un dialogo permanente con le altre tele del Merisi già lì conservate, prima fra tutte la celeberrima *Giuditta che decapita Oloferne*, acquistata dallo Stato nel lontano 1971 in un’operazione che segnò una tappa fondamentale per la riscoperta critica del pittore lombardo nel Novecento. A queste si aggiungono il *Narciso* e il *San Francesco in meditazione*, creando così un nucleo caravaggesco di primissimo ordine in grado di attrarre studiosi e appassionati da ogni parte del globo. Il direttore Thomas Clement Salomon avrà dunque il compito di integrare questo nuovo, preziosissimo tassello nel percorso espositivo, permettendo ai visitatori di cogliere le sfumature della ritrattistica caravaggesca, un aspetto meno noto ma fondamentale della sua rivoluzione pittorica.
Il valore storico e iconografico del ritratto del futuro Urbano VIII
Oltre all’indiscusso valore artistico, il dipinto possiede una rilevanza storica notevole in quanto testimonianza visiva di Maffeo Barberini in un momento cruciale della sua ascesa al potere, prima di diventare cardinale e, infine, papa Urbano VIII nel 1623, guidando la Chiesa per oltre vent’anni e divenendo uno dei grandi mecenati del barocco romano, legato indissolubilmente a nomi come Gian Lorenzo Bernini. Caravaggio lo ritrae con la mano destra protesa in avanti, in un gesto che sembra voler stabilire un contatto diretto con l’osservatore, mentre la sinistra regge una lettera; la luce, incidendo il volto e le mani dall’oscurità dello sfondo, non si limita a definirne i lineamenti ma ne scolpisce la personalità, restituendo l’immagine di un intellettuale dalla volontà ferrea e dallo sguardo penetrante. L’iconografia scelta dal pittore è innovativa perché abbandona gli attributi tradizionali del potere per concentrarsi esclusivamente sull’umanità del soggetto, sulla sua presenza fisica e psicologica, rendendo questo ritratto un unicum nel panorama artistico dell’epoca.
Con questa acquisizione, lo Stato italiano non solo arricchisce il proprio patrimonio di un autentico gioiello, ma compie anche un’operazione di tutela che impedirà al dipinto di lasciare nuovamente il paese o di essere sottratto alla fruizione collettiva. Il Ministero della Cultura, attraverso le parole del suo massimo rappresentante, ha sottolineato come l’impegno in questa direzione proseguirà nei prossimi mesi, con l’obiettivo dichiarato di rendere accessibili a studiosi e appassionati quei capolavori che altrimenti resterebbero destinati al mercato privato. La tela, dopo le necessarie procedure amministrative, andrà così ad arricchire la collezione permanente di Palazzo Barberini, dove la sua presenza contribuirà a riscrivere, o quantomeno ad approfondire, il capitolo dedicato al soggiorno romano di Caravaggio e ai suoi rapporti con la committenza più colta e potente dell’epoca. Il dialogo visivo con la *Giuditta* e con le altre opere permetterà infine di offrire al pubblico una panoramica completa e articolata del genio di Michelangelo Merisi, dalla violenza drammatica dei soggetti sacri all’introspezione laica dei ritratti.




