Caravaggio diventa patrimonio dello Stato: firmato l’acquisto del ritratto di monsignor Barberini per trenta milioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È stato firmato oggi, nella sede del Ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, l’atto di acquisto del “Ritratto di monsignor Maffeo Barberini” di Caravaggio, un’opera che, al termine delle previste procedure amministrative, entrerà a far parte del patrimonio statale per la cifra di trenta milioni di euro. Il dipinto, che raffigura il potente prelato fiorentino destinato a diventare pontefice con il nome di Urbano VIII, verrà assegnato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e troverà la sua collocazione definitiva nelle collezioni di palazzo Barberini, riunendosi idealmente, e fisicamente, ad altri capolavori del Merisi già lì conservati, come la celebre “Giuditta che decapita Oloferne” acquistata dallo Stato nel lontano 1971. La trattativa, come ha tenuto a sottolineare lo stesso Giuli, è durata oltre un anno e ha portato a quello che viene definito dal dicastero “uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte”.
Un ritratto che colma una lacuna nella produzione del Merisi
L’iconografia del dipinto, realizzato da Michelangelo Merisi tra la fine del Cinquecento e i primissimi anni del Seicento, ritrae Maffeo Barberini intorno ai trent’anni – era nato nel 1568 – nell’atto di stringere una lettera con la mano sinistra mentre la destra si protende verso l’osservatore, in una posa che rompe la staticità tipica della ritrattistica dell’epoca. L’attribuzione al maestro lombardo si deve al celebre critico Roberto Longhi, che nel 1963, sulle pagine della rivista “Paragone”, pubblicò un articolo fondamentale intitolato “Il vero ‘Maffeo Barberini’ del Caravaggio” nel quale riconosceva nel dipinto, all’epoca già in collezione privata e riapparso a Roma senza una chiara documentazione, uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna. Da allora, la critica ha unanimemente condiviso l’attribuzione, vedendo nel quadro – come hanno fatto studiosi del calibro di Federico Zeri e Mia Cinotti – una delle testimonianze più alte e rare della produzione caravaggesca in questo genere.
Dall’esposizione temporanea all’acquisizione definitiva
L’opera, che apparteneva a una collezione privata da decenni ed era stata esposta per la prima volta al pubblico solo pochi mesi fa, in occasione della grande mostra “Caravaggio - Il ritratto svelato” allestita sempre a palazzo Barberini dal novembre 2024, aveva già potuto essere ammirata da oltre quattrocentocinquantamila visitatori. Quell’esposizione, curata tra gli altri dall’attuale direttore delle Gallerie Nazionali Thomas Clement Salomon, aveva rappresentato un prestito storico concordato con i proprietari, un’anticipazione di quello che oggi diventa un acquisto definitivo che lo sottrae per sempre al mercato privato. La firma dell’atto è avvenuta alla presenza, oltre che del ministro e del direttore Salomon, del direttore generale Musei Massimo Osanna e del notaio Luca Amato, a suggellare un passaggio di proprietà che arricchisce in modo sostanziale il patrimonio pubblico.
Un progetto più ampio di rafforzamento delle collezioni pubbliche
L’acquisizione del “Ritratto di monsignor Maffeo Barberini” non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia voluta dal Ministero della Cultura che, come ha ricordato Giuli, punta a rendere accessibili a studiosi e appassionati quei capolavori che altrimenti resterebbero confinati in raccolte private, spesso invisibili al pubblico e difficilmente studiabili dalla comunità scientifica. Solo recentemente, peraltro, lo Stato aveva concluso positivamente un’altra importante trattativa per l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina, segno di una volontà precisa di rafforzare le collezioni pubbliche con opere di assoluto rilievo. Nel caso specifico di Caravaggio, si tratta di un’operazione che assume un valore ancora più simbolico se si considera l’esiguità del suo catalogo: delle circa sessantacinque opere attribuite con certezza al pittore, i ritratti certi sono soltanto tre, e questo di Barberini costituisce un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio pittorico e la sua capacità di rappresentare la psicologia del personaggio senza ricorrere a elementi retorici o decorativi, concentrandosi invece sulla luce e sulla presenza viva della figura.




