Addio a Lea Massari, lo sguardo dolente di un’anti-diva fuori dagli schemi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Lea Massari, il cui nome vero era Anna Maria Massatani, aveva uno sguardo che raccontava più di mille parole. Nata a Roma il 30 giugno 1933, nel quartiere di Monteverde, se n’è andata lunedì scorso, a 90 anni, senza clamori, come aveva vissuto: i funerali, già celebrati nella cattedrale di Sutri, e la sepoltura nella cappella di famiglia sono stati annunciati a rito concluso. Una discrezione che non stupisce, se si conosce la sua storia.

Già nel 1964, in un’intervista a Oriana Fallaci sul set di Le soldatesse di Valerio Zurlini, pubblicata da L’Europeo con il titolo «La casalinga», Massari aveva sfidato i cliché dell’epoca. «Io fino a oggi sono stata una persona innamorata di due sole cose: della rissa e dell’amore», disse, rivelando un carattere ribelle, lontano dall’immagine della donna remissiva che il cinema e la società spesso pretendevano.

La sua carriera, iniziata in Italia e proseguita in Francia, è stata un susseguirsi di collaborazioni con i grandi maestri: da Monicelli ad Antonioni, da Risi a Belmondo, Trintignant e Piccoli. Vincitrice di David di Donatello e Nastri d’Argento, Massari ha sempre scelto ruoli complessi, lontani dalle convenzioni. Eppure, a soli 57 anni, decise di abbandonare il cinema per dedicarsi ai suoi cani, un gesto radicale che molti attribuirono a un senso di colpa per aver praticato la caccia in gioventù, accanto al padre.

Il suo ultimo film, Viaggio d’amore di Ottavio Fabbri (1990), accanto a Omar Sharif, segnò la fine di un’era. Da allora, si è ritirata in una vita privata lontana dai riflettori, senza mai cedere alla nostalgia o al rimpianto. La sua filmografia, frammentata eppure coerente, resta una testimonianza di un’artista che ha preferito la sostanza all’apparenza, l’autenticità alla fama.

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