Lea Massari, l’antidiva che incantò il cinema italiano, si è spenta a 91 anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Anna Maria Massatani, per tutti Lea Massari, ha chiuso gli occhi per l’ultima volta lunedì 23 giugno nella sua casa di Roma, lontana dai riflettori che l’avevano acclamata per decenni. La notizia, diffusa dal Messaggero solo a esequie avvenute, ha riportato alla memoria la carriera di un’attrice capace di lasciare il segno senza mai inseguire la fama. Nata il 30 giugno 1933 a Monteverde Vecchio, avrebbe compiuto 92 anni tra pochi giorni.

Figlia di un ingegnere, trascorse l’adolescenza tra Spagna, Francia e Svizzera, seguendo gli spostamenti del padre. Tornata a Roma, si iscrisse ad Architettura, ma fu il mondo del cinema a chiamarla, quasi per caso. Per mantenersi agli studi lavorò come indossatrice e collaborò con Piero Gherardi, scenografo e amico di famiglia, che le aprì le porte di Cinecittà. Scelse il nome d’arte in memoria di Leo, il fidanzato morto in un incidente stradale poco prima delle nozze: Lea, in suo onore, e Massari, lieve variazione del cognome paterno.

La sua figura rimane legata a due immagini indimenticabili, entrambe ambientate sul Lago di Como. La prima è quella di Una vita difficile (1961), dove impersona una donna forte e ironica accanto a Alberto Sordi, in una scena diventata cult: con un ferro da stiro in mano, in una locanda di Lenno, mentre la guerra infuria. La seconda è il ruolo di Lucia ne I promessi sposi (1967) di Sandro Bolchi, dove la sua interpretazione delicata e intensa la rese icona della televisione italiana.

Dagli anni ’60 agli ’80, lavorò con registi del calibro di Antonioni (L’avventura, 1960), De Sica, Risi e Rosi, senza mai adagiarsi sullo stereotipo della diva. Preferì ruoli complessi, spesso di donne ribelli o malinconiche, capaci di raccontare le contraddizioni di un’epoca. Dal 1990, però, scelse il silenzio, ritirandosi a vita privata senza rimpianti.

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