Autovelox e tutor verso lo spegnimento, da maggio rischio sicurezza sulle strade
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Redazione Interno
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Un silenzio elettronico, quello degli apparecchi di rilevamento della velocità, che potrebbe abbassarsi su gran parte della rete viaria nazionale a partire dalla fine del prossimo maggio, generando un vuoto di controllo dalle conseguenze imprevedibili. L’allarme, lanciato con forza dal Codacons, trae origine da un decreto ministeriale che, mentre intende portare ordine nel caotico universo dell’omologazione, rischia paradossalmente di oscurare la maggior parte degli strumenti oggi operativi. Una situazione definita, non a torto, “fuori controllo”, che investe senza distinzione autovelox fissi e mobili, i complessi sistemi Tutor autostradali e i telelaser, i quali, pur avendo contribuito in maniera significativa a ridurre il numero di vittime e di feriti negli ultimi anni, potrebbero vedersi privati di efficacia legale.
Il nodo dell'omologazione e i numeri del parco esistente
Il cuore della questione, come spesso accade, batte dentro un intrico normativo e amministrativo. Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attualmente al vaglio delle istituzioni europee a Bruxelles, stabilisce infatti nuovi e più stringenti criteri per l’omologazione dei dispositivi, criteri che molti degli apparecchi oggi in funzione non sarebbero in grado di soddisfare. I dati, del resto, parlano in modo eloquente di una frammentazione difficilmente gestibile: su circa undicimila strumenti stimati sul territorio, soltanto tremilaottocento risultano correttamente registrati e, di questi, appena un migliaio – una frazione esigua – sembrerebbe rispondere ai parametri futuri. Una disparità che, se non colmata in tempi brevissimi, trasformerà l’entrata in vigore della norma in un’occasione di generale disattivazione.
Le possibili ricadute sulla sicurezza degli automobilisti
Lasciando da parte le considerazioni, pur rilevanti, di carattere sanzionatorio e finanziario per le casse degli enti locali, è sulla sicurezza stradale che il potenziale blackout proietta le ombre più lunghe e preoccupanti. I sistemi di controllo automatico della velocità, infatti, non rappresentano un mero strumento repressivo ma costituiscono, ormai da anni, un caposaldo della prevenzione degli incidenti, come dimostrano molte analisi che ne correlano la presenza a una sensibile diminuzione di sinistri gravi. La loro eventuale e diffusa inattività, circoscritta a un periodo transitorio o protratta nel tempo, potrebbe quindi innescare un pericoloso cambiamento di comportamento alla guida, con alcuni automobilisti portati a considerare certe arterie, prima rigorosamente monitorate, come altrettante zone franche.
Il caso dei tutor autostradali e il quadro d'insieme
A rendere ancor più complesso lo scenario, contribuisce il fatto che la possibile disattivazione non riguarderebbe soltanto i singoli autovelox comunali o provinciali, bensì investirebbe anche i sofisticati sistemi di monitoraggio continuo della velocità media sulle autostrade, i cosiddetti tutor. La loro eventuale assenza, su tratte spesso percorse da mezzi pesanti e ad altissima densità di traffico, rappresenterebbe un elemento di criticità aggiuntiva, aprendo un varco in quel presidio di sicurezza a cui gli utenti della rete autostradale si sono ormai abituati. La posta in gioco, in definitiva, appare molto alta e chiama in causa la capacità delle amministrazioni competenti di gestire una transizione delicata, nella quale l’esigenza di legalità e correttezza procedurale non possa e non debba mai prescindere dall’obiettivo primario della tutela della vita umana.




