Ravvedimento per il concordato preventivo biennale 2025-2026: la riproposta nel decreto fiscale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ravvedimento operoso legato al concordato preventivo biennale torna nel decreto legge di conversione del DL 84 del 17 giugno 2025, che lunedì approderà all’esame dell’Aula della Camera. L’emendamento, approvato dalla Commissione Finanze, ripropone un meccanismo già sperimentato lo scorso anno con il DL 113/2024, riservandolo però ai contribuenti che aderiranno al CPB 2025-2026 entro il 30 settembre. Una misura che, se da un lato è stata definita «un’opportunità» dalla Cgia, dall’altro ha sollevato critiche come quelle della segretaria della Cgil Veneto, Tiziana Basso, secondo cui si tratterebbe di «una vergogna per chi paga regolarmente le tasse».

La nuova sanatoria fiscale, inserita nel pacchetto della cosiddetta «pace fiscale», divide categorie economiche e sindacati. Mentre gli artigiani esprimono perplessità, l’Agenzia delle Entrate ha già registrato in Veneto l’adesione di 25 mila imprese, segno che l’iniziativa – nonostante le polemiche – trova un certo riscontro. Il meccanismo, che combina «concordato preventivo» e «ravvedimento speciale», ricalca quello dello scorso biennio, con una differenza sostanziale: il 2023 non sarà incluso nella sanatoria per chi ha già optato per il concordato nell’edizione precedente.

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