Concordato preventivo, un flop che mette a rischio la riduzione dell'Irpef
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Redazione Economia
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Il concordato preventivo biennale, che avrebbe dovuto raccogliere oltre 2,5 miliardi di euro per finanziare la riduzione dell'aliquota del secondo scaglione Irpef dal 35% al 33%, si è rivelato un fallimento. Nonostante la proroga della finestra di adesione fino al 12 dicembre, le adesioni sono rimaste ben al di sotto delle aspettative, fermandosi a meno di 750.000, pari al 17% dei 4.408.386 contribuenti interessati. Di questi, 2,8 milioni sono soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), mentre circa 1,6 milioni sono titolari di partita Iva.
Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, aveva assicurato che i 2,5 miliardi necessari per la riduzione dell'Irpef sarebbero arrivati dalle adesioni al concordato fiscale, una sorta di accordo fra il contribuente e il Fisco sulla quota di tasse da pagare per i prossimi due anni. Tuttavia, le stime preliminari dell'Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) indicano che le adesioni complessive al concordato preventivo biennale sono state meno di 750.000, con una percentuale finale compresa tra il 14% e il 18%.
Nonostante gli sforzi del governo per incentivare le adesioni, inclusi spot pubblicitari e la riapertura della finestra di adesione, i risultati sono stati deludenti. Questo insuccesso mette a rischio la promessa riduzione dell'aliquota del secondo scaglione Irpef, allontanando ulteriormente l'obiettivo di alleggerire il carico fiscale sul ceto medio.
Il flop del concordato preventivo biennale rappresenta un duro colpo per le politiche fiscali del governo, che dovrà ora trovare alternative per mantenere le promesse fatte ai contribuenti.




