Unipol vola con utili record e operazione Mps, Technoprobe verso il Ftse Mib, crollo Seri Industrial per il delisting
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Redazione Economia
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La settimana di Piazza Affari si chiude con i riflettori puntati su alcune delle società più attive del momento, tra movimenti strategici e dati di bilancio che stanno ridisegnando le prospettive di interi comparti. Se da un lato il gigante assicurativo bolognese Unipol ha messo a segno una semestrale da record, confermando la bontà della sua strategia di diversificazione nel bancario, dall'altro lato si registrano storie diametralmente opposte come quella di Seri Industrial, il cui titolo è letteralmente crollato in seguito all'annuncio di un piano di fusione che ne comporterà il delisting.
Nel frattempo, nel mondo dell'alta tecnologia, due nomi come Officina Stellare e Technoprobe continuano a far parlare di sé: la prima per le prospettive di crescita nel settore spaziale, la seconda per il suo straordinario exploit in Borsa che potrebbe portarla a breve nel paniere principale di Piazza Affari.
Unipol, utili da record e il progetto Bper-Mps
Il gruppo assicurativo guidato da Carlo Cimbri ha chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto consolidato che, includendo il contributo della partecipata Bper per l'intero arco dei sei mesi, ha raggiunto quota 1,056 miliardi di euro, segnando un incremento del 42% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Un risultato che non è passato inosservato agli analisti, tanto che Berenberg ha prontamente alzato il target price del titolo a 33,50 euro, confermando il giudizio di acquisto e sottolineando come il gruppo sia pienamente preparato per la complessa operazione che lo vede protagonista insieme a Intesa Sanpaolo nel risiko bancario italiano.
Il dato reported, pari a 913 milioni di euro e in crescita del 46,8%, ha superato le attese del mercato, trainato da un insieme di fattori che vanno oltre la gestione finanziaria: il combined ratio, indicatore chiave per il ramo Danni, si è attestato al 91,8%, perfettamente in linea con gli obiettivi del piano strategico, mentre la raccolta premi ha sfiorato i 9 miliardi di euro, sostenuta in particolare dal comparto Auto e dal business della Salute.
A dare un contributo straordinario ai conti del primo semestre è stata anche la rivalutazione della partecipazione in SpaceX, la società spaziale di Elon Musk, che ha generato una plusvalenza non realizzata di 211 milioni di euro. Un investimento, quello nella compagnia di Musk, che Unipol ha seguito fin dalla sua scelta di acquisire X, l'ex Twitter, e che i vertici della compagnia hanno definito "sicuramente valsa la pena", pur precisando che, data la volatilità del titolo, non si tratta di una quota strategica destinata a essere mantenuta a lungo.
Questo elemento, sebbene abbia gonfiato i profitti del semestre, rappresenta un valore che potrebbe essere soggetto a fluttuazioni, e il management non ha escluso di poterlo liquidare a seconda delle condizioni di mercato.
La strategia del nuovo polo finanziario
Al di là dei numeri, è la strategia di lungo periodo a catalizzare l'attenzione degli investitori. L'accordo siglato con Intesa Sanpaolo per l'operazione su Mps, che prevede la cessione a Unipol di un'entità bancaria comprendente circa 635 filiali del Monte dei Paschi, è il cuore del nuovo disegno finanziario del gruppo. L'obiettivo dichiarato è quello di combinare questi asset con Bper, di cui Unipol è già il principale azionista con una quota del 19,9%, per creare il secondo polo bancario nazionale, un nuovo campione finanziario che poggerebbe su due gambe, una assicurativa e una bancaria.
Per finanziare l'operazione, il cui valore massimo è stato fissato a 3,5 miliardi di euro, Unipol ha già ottenuto il via libera dall'assemblea straordinaria del 30 luglio a un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi, con le principali cooperative azioniste che hanno manifestato la loro disponibilità a sottoscriverlo.
L'ambizione di Carlo Cimbri e dell'ad Matteo Laterza, emersa chiaramente nel corso della conference call con gli analisti, è quella di portare la partecipazione in Bper a oltre il 30% nella nuova entità che nascerà dalla fusione, rafforzando ulteriormente il controllo e il ruolo del gruppo assicurativo come vero conglomerato finanziario.
Unipol, grazie all'operazione, rileverà il ramo di azienda di Mps a un multiplo che corrisponde a circa la metà di quello che pagherà Intesa Sanpaolo per l'intero Monte dei Paschi, e la forte generazione di capitale organico, pari a 800 milioni di euro nel semestre, fornisce un ulteriore margine di manovra per sostenere questa ambiziosa strategia di crescita, anche se la solvibilità del gruppo potrebbe subire un leggero ridimensionamento a seguito dell'acquisizione.
Officina Stellare e Technoprobe, le stelle dell'alta tecnologia
In un contesto di mercato che premia le eccellenze tecnologiche, Officina Stellare continua a essere vista con grande interesse dagli analisti. Intesa Sanpaolo ha recentemente avviato la copertura sul titolo con un giudizio di "buy" e un target price di 56,80 euro per azione, evidenziando la società vicentina come una delle storie di crescita più interessanti nel settore spazio e difesa.
Le stime della banca parlano di un tasso di crescita annuo composto dei ricavi del 24% tra il 2025 e il 2030, trainato anche da un contratto da 6,5 milioni di euro con Leonardo per la fornitura di terminali ottici per comunicazioni laser, considerato il punto di partenza per una produzione su scala industriale. Il titolo, che da inizio anno ha già registrato un rialzo notevole, continua a beneficiare della scarsità di comparabili sul mercato e della qualità della sua offerta tecnologica, con un portafoglio ordini che a fine maggio 2026 ammontava già a 192 milioni di euro.
Ancora più eclatante è la performance di Technoprobe, la società di Cernusco sul Naviglio specializzata nella produzione di probe card, gli strumenti fondamentali per il testing dei semiconduttori. Il titolo ha letteralmente brillato nelle ultime sedute, mettendo a segno un rialzo del 5,50% in una giornata che ha visto l'intero comparto high-tech italiano in crescita.
Secondo un'indiscrezione riportata da La Repubblica e rilanciata da Borsa Italiana, la società fondata da Giuseppe Crippa sarebbe ora in pole position per l'ingresso nel principale indice di Piazza Affari, il Ftse Mib, in occasione del prossimo aggiornamento di settembre.
Un traguardo che sembra alla portata di una società che, in un sostanziale duopolio con la statunitense FormFactor, sta cavalcando il boom della domanda di chip per l'intelligenza artificiale: quotata sull'Euronext Growth nel gennaio 2022 a 5,7 euro, oggi il titolo scambia sopra i 31 euro, con un guadagno del 154% da inizio anno, e stima di chiudere il 2026 con ricavi tra 1,05 e 1,1 miliardi di euro.
Seri Industrial, il crollo per il piano di delisting
Una storia completamente diversa, e dai toni decisamente più cupi, è quella di Seri Industrial. Il titolo della società quotata su Euronext Milan e operante nel settore delle materie plastiche e degli accumulatori elettrici è stato il peggiore dell'intero indice Ftse Italia All-Share, subendo un vero e proprio crollo in Borsa e arrivando addirittura a essere sospeso per eccesso di ribasso. A far scattare le vendite è stata la comunicazione, diffusa a mercato chiuso, con cui il consiglio di amministrazione ha approvato il progetto di fusione per incorporazione in SE.R.I. S.p.A.
, la società controllante che detiene il 56,378% del capitale. L'obiettivo dichiarato dell'operazione, che sarà sottoposta al voto dell'assemblea straordinaria degli azionisti convocata per il 12 novembre 2026, è quello di ottenere il delisting della società da Euronext Milan.
Il management ha infatti motivato la scelta con la convinzione che i benefici della quotazione non superino più i relativi costi, mentre la fusione comporterebbe una semplificazione della struttura societaria, una migliore gestione con risparmi di costi, nonché una maggiore flessibilità gestionale ed efficienza operativa. Secondo il rapporto di cambio proposto, gli azionisti di Seri Industrial riceveranno 1,9167 azioni SE.R.I. di nuova emissione per ogni azione ordinaria posseduta.
Per gli azionisti che dovessero votare contro l'operazione è stato previsto il diritto di recesso, con un prezzo di recesso fissato dal consiglio di amministrazione a 2,556 euro per azione, un valore che rappresenta uno sconto del 13% rispetto al prezzo di chiusura della vigilia, contribuendo ulteriormente alla pressione al ribasso sul titolo.
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