Colombia, l'appello delle Farc a combattere gli Usa e la paura di Petro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella complessa geografia del conflitto colombiano, dove le ombre della guerriglia non si sono mai del tutto dissolte, un nuovo e aggressivo appello rischia di infiammare ulteriormente gli animi. Nestor Gregorio Vera, noto come "Ivan Mordisco", ha lanciato un monito che riecheggia come un ritorno al passato più bellicoso, esortando le diverse formazioni ribelli a unirsi sotto un'unica bandiera per combattere contro gli Stati Uniti. Una dichiarazione che, al di là della sua retorica, si radica in una realtà operativa tutt'altro che marginale, considerato che le forze irregolari possono contare su un esercito di oltre undicimila uomini, un numero non trascurabile il cui sostentamento economico poggia saldamente su due pilastri illeciti: il lucroso traffico di stupefacenti e l'estrazione predatoria dell'oro, attività che continuano a minare le istituzioni e a destabilizzare intere regioni del paese.

La telefonata che ha scongiurato un intervento

Parallelamente a questa rinnovata minaccia interna, un'altra crisi, di natura diplomatica ma dalle potenziali conseguenze drammatiche, ha tenuto con il fiato sospeso il palazzo presidenziale. Il presidente Gustavo Petro ha vissuto giorni di angoscia, convinto che da un momento all'altro una forza d'assalto statunitense potesse materializzarsi sul tetto della Casa de Nariño, senza che vi fosse alcun bunker in cui trovare rifugio, con l'intento di catturarlo proprio come accaduto, in un episodio di cronaca nera che ha scosso l'America Latina, a un altro leader. La paura di subire la stessa sorte è stata palpabile, alimentata dalle durissime parole pubblicamente rivoltegli dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale non ha usato mezzi termini definendolo, in una serie di accuse gravissime, un tossicodipendente, un delinquente e un prestanome del regime venezuelano.

Un equilibrio fragile dopo la minaccia

Proprio quella telefonata tra i due capi di Stato, secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Petro, avrebbe evitato il peggio, congelando una pianificazione militare della cui effettiva portata e natura Bogotà non era a conoscenza. «Non sapevamo quale azione militare avessero pianificato», ha ammesso il presidente colombiano, sottolineando come la minaccia appaia ora sospesa, sebbene permanga un fondo di incertezza che non lascia spazio a facili ottimismi. La situazione, per quanto apparentemente rientrata, evidenzia un livello di tensione senza precedenti nella relazione bilaterale, dove gli insulti personali si sono intrecciati con il spectro di un intervento militare, creando un clima da guerra fredda nel cuore del continente americano.

Il quadro di una sicurezza precaria

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