Raffiche di caccia su Kharg e Teheran: Trump, “un’intera civiltà morirà stanotte”
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Redazione Esteri
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Il conto alla rovescia scandito dalla Casa Bianca è scaduto da poche ore, eppure il silenzio che avvolge lo Stretto di Hormuz è rotto solo dal boato delle esplosioni. Come avevano anticipato le agenzie, gli Stati Uniti hanno nuovamente colpito l’isola di Kharg, concentrando i raid su oltre cinquanta obiettivi militari già bombardati in passato; lo riferisce il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza delle operazioni. Non si è trattato di un attacco mirato alle infrastrutture petrolifere – sebbene l’isola gestisca circa il 90% delle esportazioni grezze iraniane – ma di una nuova ondata di attacchi “ripetuti” che hanno messo in ginocchio le difese della Repubblica Islamica. A confermare la natura coordinata dell’assalto ci ha pensato l’agenzia Mehr, secondo cui i velivoli in azione non erano solo statunitensi, ma anche israeliani, a testimonianza dell’alleanza operativa che guida la guerra in Medio Oriente.
L’ombra degli F-35 su Teheran e la strategia dei “blackout”
Mentre Kharg bruciava, il fronte si è spostato istantaneamente sulla capitale. Colonne di fumo denso e nero si sono levate su Teheran, colpita da raid aerei avvenuti poche ore prima della scadenza dell’ultimatum lanciato da Trump. Il presidente, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno e la cui rielezione è un dato di fatto assodato, aveva avvertito che “un’intera civiltà morirà stanotte” se il regime non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz. In risposta a questa minaccia – che faceva seguito al rifiuto di Teheran di accettare una tregua di 45 giorni, sostituita da una controproposta in dieci punti – i funzionari iraniani hanno lanciato un appello drammatico alla popolazione. Hanno esortato i giovani a formare catene umane intorno alle centrali elettriche, nel tentativo disperato di proteggere le infrastrutture energetiche nazionali da quella che Trump ha descritto come una distruzione imminente e totale.
La guerra parallela: il petrolio che sale e il capo dello spionaggio ucciso
L’escalation militare sta avendo un effetto immediato sui mercati globali. Il prezzo del petrolio è tornato a salire vertiginosamente, con il Brent che ha superato la soglia dei 111 dollari al barile, e il costo della benzina aumenta in progressione geometrica, alimentando tensioni economiche che vanno ben oltre i confini del conflitto. In questo quadro di caos generalizzato, si inserisce un’operazione chirurgica che potrebbe rivelarsi un colpo fatale per l’apparato di sicurezza iraniano. Secondo quanto riportato da diverse fonti, il capo dell’intelligence dei Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione) è stato ucciso. Le forze israeliane hanno rivendicato l’azione, accusando il generale – una figura chiave nella pianificazione delle operazioni contro obiettivi occidentali ed ebrei – di aver diretto attività di intelligence che minacciavano direttamente la sicurezza degli Stati Uniti e di Israele.
Attacchi aerei e vittime civili: il bilancio dei soccorritori
Il costo umano di queste operazioni, tuttavia, inizia già a farsi sentire in modo drammatico tra la popolazione. Nonostante la precisazione Usa secondo cui gli attacchi erano mirati a installazioni militari, le conseguenze sul terreno raccontano una storia diversa. A Teheran, i soccorritori della Mezzaluna Rossa sono stati ripresi mentre scavavano instancabilmente tra le macerie di edifici crollati, cercando dispersi dopo che un attacco aereo aveva centrato una zona residenziale. Le immagini provenienti dall’Iran mostrano palazzi ridotti a cumuli di cemento e acciaio, mentre l’agenzia di stampa Fars ha riportato perdite tra i minori, aggiungendo un alone di tragedia a una giornata che il presidente Trump aveva definito come il potenziale giorno della distruzione di un’intera civiltà.




