Freddie Mercury, i retroscena sul rapporto con Mary Austin: la proposta di matrimonio e quel "No, sei gay"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È una storia che sembra uscita da una delle sue canzoni, fatta di luci abbaglianti e ombre profonde, di amori vissuti all'ombra di un successo planetario. A raccontarla, a distanza di anni dalla scomparsa del frontman dei Queen, è Mary Austin, la donna che più di ogni altra ha conosciuto il Freddie Mercury dietro la maschera del performer e che, in una lunga intervista rilasciata in occasione dell'uscita del libro "Una vita in musica", ha riaperto il baule dei ricordi per svelare retroscena inediti del loro rapporto.

Parole che ridisegnano i contorni di un legame complesso, nato sotto il segno di una giovinezza condivisa a Londra e destinato a trasformarsi, senza mai spezzarsi del tutto.

L'incontro e la promessa di un Natale del 1973

Era il 1970 quando Freddie Mercury, all'epoca ancora Farrokh Bulsara, e Mary Austin si incontrarono in un negozio di moda londinese. Lei lavorava come commessa, lui era un giovane musicista in cerca di gloria. Un incontro che, nelle parole della Austin, fu subito speciale: "Semplicemente ci siamo incontrati. Ci siamo trovati. Quando si incontra qualcuno e quando si è giovani tutto è nuovo. Freddie era arrivato a Londra da pochi anni e anche Londra era nuova per lui. È successo".

Da quel momento, nacque una "connessione silenziosa" che, al di là delle differenze culturali e dei background diversi, gettò le basi di una fiducia reciproca incrollabile. Era un sentimento che cresceva giorno dopo giorno, fatto di sguardi e di un'intesa che non aveva bisogno di molte parole.

Il culmine di questo amore giovanile arrivò la mattina di Natale del 1973, quando Mercury, in un gesto che sembrava suggellare per sempre il loro destino, le chiese di sposarlo. "Bellissimo, d’argento, con uno scarabeo decorato. Me l’ha donato e mi ha chiesto se volevo sposarlo. Naturalmente risposi di sì", ha raccontato la Austin. Era una promessa, un patto d'amore che, per qualche anno, parve destinato a durare.

Mary Austin aveva accettato, convinta che la loro vita sarebbe proseguita su quel binario tracciato con tanta semplicità e con la certezza di chi crede di aver trovato la propria strada.

La rivelazione e il confine tracciato: "Sei gay"

Ma il mondo che circondava Freddie Mercury stava rapidamente cambiando, trasformandosi in un vortice di successi, eccessi e una consapevolezza di sé che faticava a farsi strada. Quattro anni dopo la proposta, nel 1977, la verità emerse in un dialogo che Mary Austin ricorda con nitidezza. Freddie, probabilmente nel tentativo di trovare un equilibrio, le confessò: "Mary, forse sono bisessuale". La sua risposta, invece, fu un secco e diretto "No, tu sei gay".

Un colpo di spugna su ogni ambiguità che, nella sua brutalità onesta, pose fine a ogni possibilità di un ménage a trois o di una vita insieme come coppia.

Secondo quanto riportato, la Austin percepì quella confessione quasi come un "invito" a condividere una nuova dimensione della loro relazione, ma il suo rifiuto fu categorico: le disse che, sebbene rispettasse la sua natura, quella non era la strada per lei. In quel frangente, tracciò un confine netto, trasformando un potenziale dramma in una presa d'atto. Iniziò così, per Mary, il difficile passaggio da fidanzata a ex compagna, un cambiamento di forma che lei stessa definì come l'atto di "imparare ad amare senza possedere".

Eppure, pur nella fine dell'amore romantico, il filo che li legava non si spezzò.

La musica come specchio di un amore perduto: "Somebody to Love"

Se la musica era stata la colonna sonora della loro vita, fu proprio una canzone a rivelare a Mary Austin che il loro legame stava giungendo a una svolta definitiva. Durante l'intervista, l'ex compagna e assistente del cantante ha rivelato un dettaglio intimo e doloroso: "Ascoltando 'Somebody to Love' ho capito che tutto stava finendo. Cercava qualcuno da amare, e non ero più io". In quel brano, diventato uno dei più celebri inni dei Queen, la Austin colse l'essenza di una solitudine e di una ricerca che non poteva più essere colmata dalla loro storia.

La canzone, con la sua disperata richiesta d'amore, divenne una sorta di testamento spirituale di una relazione che si stava trasformando. Mary Austin, che aveva visto nascere capolavori come "Bohemian Rhapsody" – scritta, a suo dire, in modo quasi onirico, con Mercury che si svegliava di notte per annotare versi su carta e penna tenuti vicino al letto – comprese che il loro legame stava mutando in qualcosa di profondo ma diverso. Lei non era più l'oggetto del desiderio, ma la testimone di un'arte che si nutriva di quelle stesse emozioni.

Una vita in musica: il baule e il ritratto di Freddie Bulsara

Oggi, tutto questo passato torna a vivere nel libro "Una vita in musica" (Mondadori Electa, in uscita il 20 ottobre), che Mary Austin ha curato partendo dal contenuto di un vecchio baule dimenticato in soffitta. Un ritrovamento casuale, avvenuto quattro anni fa, che ha riaperto un mondo fatto di quaderni, appunti e testi scritti a volte d'impulso, a volte con precisione maniacale.

Un'eredità artistica che la Austin ha deciso di condividere, raccogliendo immagini inedite e pagine scritte di suo pugno per restituire al pubblico un ritratto più intimo e meno celebrativo dell'artista.

Attraverso queste carte, emerge la figura di un uomo diviso a metà: da un lato il Freddie Mercury dei concerti e degli eccessi, dall'altro Freddie Bulsara, il compositore introverso e meticoloso che lei conosceva bene. È questo il filo rosso del volume, che non si limita a celebrare il mito, ma cerca di raccontare l'uomo, le sue fragilità e il suo percorso artistico.

Un lavoro che, a detta della stessa Austin, non vuole essere un museo ma un modo per condividere con chi ha amato Freddie la gioia che lui stesso ha saputo infondere nella sua musica, quei "fogli pieni di gioia" ritrovati per caso in un baule.

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