Il silenzio forzato di Rtl 102.5 su Instagram: la radio parla di «comportamento abusivo di terzi» dopo la sospensione firmata Meta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Erano le tre di notte, o forse il primo pomeriggio di tre giorni fa, quando i gestori dei profili social di due delle emittenti più seguite d’Italia, Rtl 102.5 e Radio Deejay, si sono accorti che qualcosa non andava: le pagine Instagram, semplicemente, non esistevano più. Un blocco simultaneo, una cancellazione netta dalla piattaforma di Meta che ha cancellato in un istante anni di archivio digitale, interrompendo di fatto quel flusso quotidiano di clip, notizie e interazioni che alimenta il rapporto con il pubblico. Se per Deejay, come vedremo, il lieto fine è arrivato dopo due giorni – e con una punta di ironia che ha fatto sorridere i follower – per Rtl 102.5 la vicenda si è trasformata in un giallo giudiziario (per così dire) che ha spinto la direzione a parlare esplicitamente di un sabotaggio esterno.

L’ironia di Deejay e il giallo della «password dimenticata»

Mentre il profilo di Rtl restava inaccessibile, Radio Deejay ha riconquistato la sua vetrina digitale dopo un’assenza di 48 ore, riapparendo con un post che mescola autoironia e trasparenza. «Avremmo preferito presentarvi la redazione sociale in un momento meno critico, ma va bene lo stesso», hanno scritto i social media manager, elencando quattro possibili – e volutamente assurde – ragioni per il blackout: dal blocco subìto (opzione 1) a un’improbabile vacanza collettiva (opzione 2), passando per l’hackeraggio firmato «Digei Angelo» (opzione 3) fino alla dimenticanza della password (opzione 4). Un modo leggero per chiudere un episodio tecnico, che però lascia sullo sfondo una domanda: se per loro è stato solo un incidente di percorso, cosa sta succedendo realmente sull’altro versante?

«Comportamento non corretto e abusivo»: la denuncia di Rtl 102.5

La situazione per Rtl 102.5 è radicalmente diversa, e il tono utilizzato nella nota ufficiale diffusa nelle scorse ore non lascia spazio a fraintendimenti. L’emittente, che spesso siede al vertice delle classifiche sulle attività social (un dato elaborato per Primaonline da Sensemakers che la vede costantemente tra le prime per interazioni e visualizzazioni), ha confermato la sospensione improvvisa del proprio account da parte di Meta. L’elemento di svolta, però, arriva con l’esito degli «accertamenti» interni: «Abbiamo motivo di credere – si legge nella nota ripresa da diverse agenzie – che RTL 102.5 sia vittima di un comportamento non corretto di terzi e abusivo». Parole pesanti, quelle scelte dalla radio, che spostano l’asse della narrazione da un semplice bug tecnico a un’azione deliberata. In attesa di rientrare in possesso del profilo, l’emittente invita il pubblico a continuare a seguirla sugli altri canali social, precisando però che la voce ufficiale su Instagram – quella che garantiva «informazioni affidabili e credibili» – è al momento ridotta al silenzio.

Un vuoto digitale inaspettato per un colosso delle interazioni

Quella che potrebbe sembrare una disavventura minore tocca in realtà uno snodo cruciale della comunicazione moderna. Per un network radiofonico, e specialmente per uno come Rtl che ha fatto della «radiovisione» e della contaminazione con il web un cavallo di battaglia, l’assenza da Instagram non è solo una perdita di contatti. È la temporanea amputazione di una macchina da engagement capace di generare milioni di visualizzazioni, come dimostra il caso della celebre imitazione di Trump che aveva spopolato qualche mese fa. La sospensione, in questo contesto, assume i contorni di un danno economico e reputazionale difficile da quantificare nell’immediato. La radio, dal canto suo, ha già annunciato di stare «prendendo provvedimenti» per risolvere la questione, senza però fornire una data certa per il ritorno alla normalità né dettagli specifici su chi siano questi misteriosi «terzi» che avrebbero scatenato il caos.

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