The voice generations, la finale incorona Gilda e Jessica tra le lacrime e la zittita di Loredana Bertè a Nek
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La seconda edizione di “The voice generations”, lo spin-off di The Voice che Antonella Clerici conduce con il suo consueto stile capace di mescolare ironia e sensibilità, si è chiusa venerdì 27 marzo con una finale che, a dispetto delle premesse di una semplice gara canora, ha regalato al pubblico di Rai 1 un’escalation di emozioni, tensione e persino qualche scintilla di inaspettata polemica sul palco. L’attesa era concentrata sulla definizione della classifica finale per i 12 gruppi in gara, suddivisi nei cinque team guidati da Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt; dopo una prima manche di esibizioni, quella che per i coach rappresentava l’ultima opportunità per riascoltare le proprie formazioni, la serata si è trasformata in un verdetto netto che ha visto trionfare l’asse emotivo rappresentato da Gilda Di Brino e Jessica Cice.
Le due amiche originarie di Benevento, cresciute artisticamente sotto la guida di Loredana Bertè, hanno conquistato la vittoria finale con un’interpretazione viscerale di “Sweet Dreams (Are Made of This)”, il celebre successo degli Eurythmics, trasformando un brano iconico in un’esibizione carica di pathos che ha porto il pubblico e i giudici a decretare la loro superiorità. La loro vittoria, giunta al culmine di un percorso iniziato settimane fa tra blind audizioni e battaglie, si è consumata in un clima di commozione collettiva: le due artiste hanno ceduto alle lacrime sul palco, in un momento di pura catarsi che ha coinvolto l’intero studio, mentre la conduttrice, Antonella Clerici, è stata letteralmente “incoronata” dal calore dei presenti, quasi a suggellare il ruolo di collante che ha saputo esercitare durante l’intera edizione.
Ma al di là della celebrazione del talento, il dopo gara ha offerto un’appendice di quelle che, da sempre, sono le dinamiche più imprevedibili dei talent show: la rivalità tra i coach. Se la meccanica della finale prevedeva che, dopo aver riascoltato i 12 gruppi (tre per ciascun team), i coach stessi avessero l’onere di selezionare le quattro formazioni finaliste per l’ultima performance decisiva, è stato proprio nel momento della proclamazione che la tensione è esplosa. Loredana Bertè, la cui squadra ha portato a casa il trofeo, non ha esitato a zittire platealmente Nek, in un gesto che ha riacceso i riflettori sulle frizioni latenti tra i due membri della giuria, un episodio che per certi versi ha oscurato persino la gioia della vittoria.
Il meccanismo del programma, che si fonda sulla gara tra famiglie, amici, colleghi e gruppi composti da cantanti di generazioni diverse, ha trovato nella finale la sua massima espressione: l’esuberanza dei giudici, spesso difficile da contenere anche per una veterana della televisione come Antonella Clerici, ha contribuito a creare un’atmosfera di caos controllato tipico del format. La scelta di affidare al pubblico e agli stessi coach l’ultima parola ha restituito un quadro in cui la componente tecnica si è mescolata a quella emotiva, portando la coppia del team Bertè a imporsi come la più rappresentativa di quella filosofia intergenerazionale che il programma intende celebrare, lasciando le altre formazioni – quelle capitanate da Arisa, Clementino e lo stesso Nek – a raccogliere il consenso di una serata che resterà nella memoria degli appassionati del genere.
La rivincita di Loredana Bertè e la gestione della finale
Il trionfo di Gilda e Jessica ha assunto, inevitabilmente, i contorni di una rivincita personale per Loredana Bertè, la cui carriera artistica è costellata di affermazioni caratteriali tanto quanto di successi discografici. Il gesto con cui ha interrotto Nek, in un momento in cui la narrazione della serata sembrava volersi concentrare su altri aspetti, ha riportato l’attenzione sul ruolo centrale che i coach ricoprono in questa edizione: non semplici osservatori, ma veri e propri protagonisti di una contesa che si gioca anche fuori dal palco, tra battute, stilemi e confronti diretti. La conduttrice, pur trovandosi a dover gestire questa esuberanza, ha mantenuto il timone della diretta con quella “ironia e sensibilità” che rappresentano il suo marchio di fabbrica, riuscendo a ricondurre il focus sull’esibizione delle vincitrici.
L’incoronazione di Antonella Clerici e il trionfo delle “amiche di Benevento”
L’atmosfera in studio, raccontata dalle immagini della serata, ha mostrato una Clerici visibilmente soddisfatta, al punto da essere “incoronata” dai presenti in un gesto di affetto che ha sottolineato il successo della seconda edizione del format. Fuori dalle logiche della semplice competizione, il momento clou è rimasto quello della proclamazione: Gilda Di Brino e Jessica Cice, con il volto rigato dalle lacrime, hanno raccolto il riconoscimento finale dopo un’interpretazione che ha saputo unire la potenza vocale a una sintonia scenica rara, trasformando la cover degli Eurythmics in un inno personale. Il loro percorso, iniziato come scommessa nella fase delle blind auditions, si è concluso con la consacrazione più alta, regalando al team di Loredana Bertè il titolo che mancava.
La struttura della serata e il ruolo dei coach nella selezione finale
La serata si era aperta con una prima manche di esibizioni che serviva ai coach per un ultimo, prezioso ascolto: con 12 gruppi ancora in lizza, tre per ciascuno dei quattro team (Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt), la responsabilità di scegliere le quattro formazioni finaliste era interamente nelle loro mani. Questo meccanismo, che mette i coach al centro del processo decisionale fino all’ultimo istante, ha alimentato la tensione, perché ogni eliminazione intermedia pesava come un verdetto personale. Alla fine, la scelta è ricaduta su quelle che i giudici ritenevano le interpretazioni più mature, ma è stato il verdetto popolare a premiare la coppia beneventana, in una sintesi perfetta tra giudizio tecnico e calore del pubblico.




