Calderone e i droni anti-caporalato: “Stato implacabile” mentre la politica si interroga sui delitti di Amendolara

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scia di sangue che si è consumata sulla Statale 106, dove quattro braccianti agricoli di origine afghana e pachistana hanno perso la vita in un rogo che non ha lasciato scampo, impone una riflessione severa sugli strumenti di contrasto allo sfruttamento lavorativo.

Al termine del vertice istituzionale convocato in prefettura a Reggio Calabria, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha assunto un tono che non ammette ambiguità, definendo le immagini della strage come "di una gravità inaudita" e rivendicando una linea di intervento che il governo intende perseguire con "fermezza assoluta".

Lontana dal voler cedere a quelle che definisce "ricette demagogiche", riferendosi evidentemente a chi chiede l’introduzione di un salario minimo orario, Calderone ha invece puntato il dito contro l’operatività sul campo, annunciando un piano di vigilanza straordinaria che farà leva anche sulle nuove tecnologie.

Il pugno duro dell’ispezione tecnologica e i numeri sul campo

La strategia annunciata dalla titolare del dicastero di via Veneto, che è rientrata da poco da un incontro con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, si fonda su un potenziamento massiccio dei controlli già avviati nel 2025.

"Utilizziamo le migliori tecnologie, compresi i droni", ha spiegato Calderone nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, sottolineando come nel solo biennio precedente, tra Calabria e Basilicata, siano state effettuate oltre diecimila ispezioni; un numero che il governo intende replicare anche nel corso del 2026 per contrastare il fenomeno dello sfruttamento.

Non si tratta, a suo dire, di semplici annunci, ma di un cambio di passo operativo che coinvolge l’Ispettorato nazionale del lavoro e i carabinieri, senza dimenticare il progetto multidisciplinare "Alt Caporalato", già attivo per intercettare il malessere nascosto anche nelle cosiddette "comunità chiuse".

La manifestazione di Amendolara e le voci delle opposizioni

Proprio mentre il ministro Calderone definiva i dettagli dell’offensiva statale, la piazza principale di Amendolara si riempiva di un corteo nazionale promosso da Cgil e Flai, al quale hanno preso parte circa un migliaio di persone in rappresentanza di un malcontento che non accenna a placarsi. In testa al serpentone, a pochi passi dal distributore trasformato in una fornace, sfilavano i volti noti dell’opposizione: la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, il leader di Avs, Nicola Fratoianni, e il segretario della Cgil, Maurizio Landini.

Se da un lato il governo rivendica l’uso di droni e l’aumento degli ispettori, dall’altro Schlein ha replicato chiedendo un intervento normativo ancora più radicale, auspicando l’istituzione di una procura specializzata contro le agromafie e il sequestro preventivo dei beni per quelle aziende che si macchiano di tali delitti.

Le norme in atto e il nodo delle tutele per i deboli

In un clima di tensione che poco concede alla retorica, la titolare del Lavoro ha voluto ricordare come il quadro legislativo attuale non sia affatto sprovvisto di attrezzi per arginare il caporalato, facendo riferimento all’articolo 18-ter del decreto-legge 145 del 2024. Questo strumento, ha spiegato, offre un percorso di protezione concreto a chi ha il coraggio di denunciare i propri sfruttatori: un permesso di soggiorno regolare e l’accesso all’Assegno di Inclusione rappresentano la contropartita che lo Stato è disposto a offrire per spezzare la catena della paura.

Tuttavia, la strage di quei giovani lavoratori, rimasti intrappolati in un minivan in fiamme sotto lo sguardo inerme degli automobilisti della statale jonica, dimostra che la paura dello straniero e la pressione della criminalità organizzata sono ancora ostacoli giganteschi sulla strada della legalità.

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