Swatch e Audemars Piguet, il teaser che accende le polveri: “Code più lunghe del MoonSwatch”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’orologeria svizzera si prepara a vivere un nuovo, potenziale terremoto commerciale. A distanza di quattro anni dalla febbre da MoonSwatch – quella che paralizzò i centri commerciali con folle in delirio per un “Omega in bioceramica” – Swatch ha riacceso i motori della macchina dell’hype. Nella notte, i canali social del colosso di Bienne hanno rilasciato un video teaser che, a conti fatti, sembra giocare con il fuoco sacro dell’alta orologeria. Sullo schermo scorrono due parole, Royal e Pop, impreziosite da sfondi azzurri e verdi, mentre la grafica lascia poco spazio all’immaginazione: il carattere tipografico di “Royal” è infatti una fotocopia quasi perfetta del logo dei leggendari Royal Oak di Audemars Piguet.

Se la memoria non inganna, era successo esattamente così nel lontano 2022, quando un altrettanto enigmatico teaser anticipò l’arrivo del MoonSwatch realizzato con Omega. Tuttavia, l’indizio più sottile – quasi un segno di riconoscimento per i detective del web – risiede nella parola “Pop”. La sovrapposizione della ‘P’ e della ‘O’ nella scrittura ricalca alla perfezione il medesimo espediente stilistico che si trova sui fondelli dei primi Royal Oak Offshores. Per gli addetti ai lavori, non si tratta di mere suggestioni ma di veri e propri manifesti programmatici. E c’è di più: secondo alcune ricostruzioni, Swatch avrebbe depositato il marchio “Royal Pop” già nel 2024, un segnale che la macchina organizzativa sarebbe in moto da mesi.

L’ipotesi sulla “collab impossibile” e le parole di Hayek

Ciò che rende questa operazione potenzialmente esplosiva – assai più della precedente collaborazione con Blancpain sui Fifty Fathoms – è la natura stessa del partner coinvolto. A differenza di Omega e Blancpain, che sono comodamente seduti sotto l’ombrello dello Swatch Group, Audemars Piguet è un’entità indipendente, un’indipendente che custodisce gelosamente la sua esclusività da “Trinità Santa” dell’orologio. Storicamente, però, i rapporti tra i due gruppi non sono mai stati freddi. Anzi, se si solleva il cofano della produzione industriale svizzera, si scopre che Swatch Group (grazie alle sue divisioni specializzate) ha sviluppato e brevettato componenti e soluzioni tecniche utilizzate anche da AP, cementando una fiducia reciproca che oggi potrebbe tradursi in una partnership commerciale esplicita. E proprio i primi teaser mostravano minuzie di movimenti: non è campanilismo pensare che siano proprio quelle componenti tecniche, brevettate e condivise, ad aver gettato le basi per questo sbarco sulla spiaggia del lusso.

D’altronde, François-Henry Bennahmias, il timoniere che ha guidato Audemars Piguet fino a fine 2023, non aveva nascosto il suo apprezzamento per la mossa di Swatch con Omega. In un’intervista passata, l’aveva definita “una grande idea” capace di “educare le nuove generazioni sulle icone dell’orologeria”, una filosofia che – se applicata al Royal Oak – potrebbe trasformare un sogno proibitivo (il prezzo medio di un Royal Oak si aggira spesso oltre i 25.000 euro) in un oggetto di culto popolare a pochi centinaia di euro.

L’effetto CasiOak e il ruolo della pop art

Se l’operazione dovesse concretizzarsi il 16 maggio – data indicata nei teaser come fatidico giorno del “Unveiling” – l’impatto sul mercato sarebbe dirompente. Non si tratta solo di democratizzare un’icona disegnata da Gérald Genta, ma di cavalcare un fenomeno culturale che già l’orologeria giapponese aveva intuito. Quando Casio lanciò il modello ispirato al Royal Oak (soprannominato proprio “CasiOak”), il successo fu planetario; una collaborazione ufficiale con Swatch rappresenterebbe l’atto formale di una conquista pop. I fan, sui forum, hanno già ribattezzato la bestia “SwatchOak” o “BioOak”, ipotizzando l’uso della bioceramica (il materiale che rese celebre il MoonSwatch) per riprodurre la celebre lunetta esagonale.

I colori accesi e il termine “Pop” fanno pensare a un tributo alla Pop Art, forse in stile Lichtenstein, con l’obiettivo dichiarato di staccare nettamente il prodotto dalla riverenza museale che circonda l’originale. Ci si aspetta che il movimento possa essere il Sistem51, il rivoluzionario calibro meccanico automatizzato di Swatch, o magari la versione cronografica vista sul MoonSwatch. Tuttavia, un dettaglio sta facendo arrovellare gli appassionati più attenti: oltre ai teaser sui quadranti, Swatch ha mostrato delle clip con dei cordoncini colorati. Alcuni analisti del settore ipotizzano quindi che il prodotto finale potrebbe non essere un classico orologio da polso, bensì un pendente o un orologio da taschino, proprio come fece Audemars Piguet nel lontano 1979 con un celebre Royal Oak da taschino. Una soluzione, quest’ultima, che consentirebbe a Swatch di divertirsi con l’heritage senza “snaturare” completamente l’anima da polso del prodotto originale.

La macchina delle prevendite e lo scetticismo dei puristi

Mentre i collezionisti più puristi storcono il naso (qualcuno ha già coniato il termine dispregiativo “Royal Broke”), la macchina organizzativa degli store Swatch si sta preparando a gestire l’assedio. A dare man forte alle speculazioni ci hanno pensato gli stessi social: il profilo Instagram ufficiale di Audemars Piguet, durante il lancio della collaborazione con Blancpain, commentò con un provocatorio “quando lanciamo noi?”. Una battuta che oggi, alla luce dei teaser, suona quasi come una profezia. Bisognerà vedere se la distribuzione replicherà il modello MoonSwatch (vendita solo in negozi selezionati e senza e-commerce) generando quelle code chilometriche che hanno fatto la storia del marketing moderno, oppure se si opterà per una strategia più morbida. Quel che è certo è che le aspettative sono altissime, al punto che Hayek stesso (o chi per lui) avrebbe avvertito i rivenditori di prepararsi a flussi di pubblico superiori a quelli del 2022.

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