Swatch e Audemars Piguet, l’annuncio è ufficiale: il “Royal Pop” accende l’orologeria

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’indizio, a guardarlo bene, era già tutto lì, impresso in quella sovrapposizione di lettere che non lasciava spazio a troppi equivoci anche quando, ufficialmente, ancora non c’era nulla di certo. Il mondo dell’orologeria, da qualche settimana, viveva nell’attesa spasmodica di un verdetto, quel tipo di attesa che solo Swatch – ormai lo sappiamo – sa trasformare in un artefatto culturale prima ancora di mettere in vetrina un prodotto. E il verdetto, come ampiamente previsto dagli addetti ai lavori e dai semplici appassionati che hanno riempito i forum di ipotesi e rendering spesso fantasiosi, è finalmente arrivato: Swatch e Audemars Piguet collaboreranno ufficialmente, dando vita a un progetto battezzato “Royal Pop” la cui uscita è prevista per il 16 maggio. Una mossa che, se da un lato cristallizza una strategia di marketing ormai collaudata, dall’altro rappresenta uno scossone per i vertici della cosiddetta alta orologeria, stavolta chiamata a fare i conti con un’operazione di “democratizzazione” che coinvolge uno dei suoi simboli più esclusivi.

Un linguaggio cifrato che diventa virale

La campagna teaser, in tal senso, è stata un capolavoro di sintesi e di rumore. Attraverso un semplice post pubblicato sul proprio profilo Instagram, l’azienda svizzera ha mostrato uno sfondo pop art mutare cromaticamente, passando dal verde all’azzurro, mentre due parole comparivano in sovrimpressione: “Royal” e, subito dopo, “Pop”. La prima, nella sua resa grafica, citava in maniera quasi palese il font della celeberrima collezione Royal Oak di Audemars Piguet, mentre la seconda giocava con la forma delle lettere per richiamare il nome del modello originale, un dettaglio che la critica specializzata ha definito “un colpo da maestro nel creare engagement”. A rendere il puzzle più avvincente, ci ha pensato un altro elemento rivelato nei giorni precedenti: l’apparizione di un cordino colorato o di un lanyard, il quale ha subito spiazzato chi si aspettava il classico cinturino da polso. Questo accessorio, come noto, rimanda direttamente alla storia della “Pop Swatch”, una linea degli anni Ottanta e Novanta che permetteva di “estrarre” il quadrante per appenderlo a uno zaino o a una catenina. La conferma, arrivata dopo giorni di voci incessanti, ha spazzato via ogni altro dubbio residuo, anche se permangono molte zone d’ombra su come sarà effettivamente questo accessorio, che molti ipotizzano possa essere un orologio da taschino o un ciondolo da indossare al collo, più che un classico segnatempo da polso.

Il peso di un’alleanza fuori dal gruppo

Ciò che rende questa operazione radicalmente diversa dalle precedenti – e qui sta il vero nodo strategico della faccenda – è la natura del partner coinvolto. In passato, quando Swatch ha collaborato con Omega per il fenomenale MoonSwatch o con Blancpain per il Fifty Fathoms, si muoveva all’interno di un perimetro sicuro: quello del proprio gruppo industriale. In quel caso, le manovre finanziarie e le sinergie interne rendevano l’impresa complessa, ma giuridicamente lineare. Con Audemars Piguet, invece, il discorso cambia radicalmente, poiché questa manifattura è una realtà indipendente, orgogliosamente svizzera e votata a una produzione di altissimo lusso dove i prezzi al pubblico partono spesso da cifre a cinque zeri. Questa alleanza, dunque, non solo rompe gli schemi a livello di prodotto, ma rappresenta un precedente storico per l’intero comparto, dimostrando che i muri tra l’artigianato di lusso più estremo e la produzione in bioceramica a prezzi abbordabili sono ormai definitivamente crollati.

Materiali, movimenti e la sfida della “pop art”

Sul piano tecnico e stilistico, le speculazioni – che ovviamente vanno prese con beneficio d’inventario fino al giorno del lancio – si basano su quelle che sono state le logiche applicate ai fratelli maggiori del progetto. Per quanto riguarda i materiali, è quasi certo che Swatch utilizzerà la sua ormai celebre bioceramica, un composto di ceramica e materiali di origine vegetale che dona ai segnatempo un aspetto opaco e colori estremamente vividi. Sarebbe quindi illogico aspettarsi il raffinato acciaio spazzolato del Royal Oak originale, ma chi cerca quella specifica sensazione di peso probabilmente non è il target di questa uscita. L’altro grosso punto interrogativo riguarda il cuore pulsante dell’opera: il movimento. Swatch potrebbe orientarsi su un meccanismo a carica automatica, come già avvenuto con il Sistem51 utilizzato per la collezione Blancpain, oppure ripiegare su un più semplice (e meno costoso) movimento al quarzo, ricalcando l’impronta del primo MoonSwatch. La presenza della parola “Pop” nell’intestazione, infine, non è casuale: si tratta di una dichiarazione di intenti estetica che promette colori accesi, sovrapposizioni psichedeliche e un approccio giocoso alla misurazione del tempo, lontanissimo dall’austerità che di solito accompagna l’acquisto di un Royal Oak in boutique.

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