L’Italia respinge gli emendamenti Oms sul regolamento sanitario: la linea dura di Meloni e Trump

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non c’è stato spazio per trattative, né per mediazioni di sorta. Con una lettera ufficiale inviata il 18 luglio al direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha comunicato il netto rifiuto dell’Italia agli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (Rsi) approvati lo scorso giugno durante la 77ª Assemblea mondiale della sanità. Una decisione che allinea Roma a Washington, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già fatto sapere di non voler accettare le modifiche proposte dall’Oms.

Gli emendamenti in questione – che riguardano la gestione delle future pandemie – introducono, tra l’altro, il concetto di «emergenza pandemica» e puntano a rafforzare i meccanismi di «solidarietà ed equità» tra i Paesi membri. Ma per il governo Meloni, così come per l’amministrazione americana, si tratta di un passo che rischia di ledere la sovranità nazionale e di imporre vincoli eccessivi alle scelte dei singoli Stati. «Nessun tentennamento», ha voluto chiarire Schillaci nella missiva, confermando una posizione già emersa con l’astensione italiana dal cosiddetto «Trattato pandemico».

La mossa, però, non è passata inosservata. Se da un lato il governo difende la scelta come necessaria per preservare l’autonomia decisionale in materia sanitaria, dall’altro le opposizioni parlano di «grave passo indietro» nella cooperazione internazionale. Quel che è certo è che, dopo le tensioni legate alla gestione del Covid-19, il rapporto tra l’Italia e l’Oms si fa sempre più complesso. E mentre Trump ribadisce la sua diffidenza verso gli organismi sovranazionali, Meloni sembra muoversi sulla stessa lunghezza d’onda, privilegiando un approccio che mette al primo posto le prerogative nazionali.

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