Zuppi a Mosca incontra i prigionieri ucraini e apre sul nodo dei bambini
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Redazione Esteri
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Il cardinale Matteo Zuppi ha concluso la sua terza missione a Mosca con un bilancio che la diplomazia russa definisce costruttivo, ma i cui contorni politici restano sfumati.
Durante i tre giorni di colloqui, l'inviato di Papa Leone XIV ha incontrato i prigionieri di guerra ucraini detenuti nella Federazione russa, ha discusso con il consigliere presidenziale per la politica estera Yuri Ushakov e ha affrontato con le autorità del Cremlino i dossier più delicati del conflitto: dagli scambi di detenuti al ricongiungimento dei minori separati dalla guerra, fino alla crisi umanitaria di Oleshky, nella regione di Kherson occupata dalle forze russe.
La visita ai prigionieri e il nodo degli scambi
La visita al centro di detenzione è stata organizzata su richiesta esplicita della Santa Sede, come ha precisato il ministero degli Esteri russo. Zuppi ha potuto parlare personalmente con alcuni militari ucraini, verificarne le condizioni e portare loro quella che ha definito «la vicinanza e l'accompagnamento» del Pontefice. «Speriamo che questa visita possa incentivare ulteriormente lo scambio di prigionieri», ha dichiarato il porporato al termine degli incontri.
Non è la prima volta che il presidente della Conferenza episcopale italiana si muove su questo terreno: già nel luglio scorso, durante una tappa a Kiev, aveva incontrato alcuni prigionieri russi, in un tentativo di tenere aperto un canale umanitario che l'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha definito «un significativo scambio di informazioni».
Sul tavolo dei colloqui con Ushakov e con i vice ministri che lo hanno accompagnato, Zuppi ha discusso quella che ha chiamato «la situazione del conflitto» nei suoi molteplici aspetti. Oltre agli scambi di prigionieri, un capitolo riguarda i civili detenuti e i minori.
La commissaria russa per i diritti dei minori, Maria Lvova-Belova, ha riferito di un incontro dedicato specificamente ai ricongiungimenti familiari: secondo i dati forniti dal suo ufficio, negli ultimi quattro anni 32 bambini appartenenti a 24 famiglie sono stati riuniti ai propri cari in Russia, mentre altri 145, di 118 famiglie, hanno fatto ritorno in Ucraina o in Paesi terzi. Numeri che, per quanto parziali, indicano la scala di un fenomeno che la diplomazia vaticana segue da tempo.
Oleshky e le accuse incrociate
Un altro tema affrontato nel corso della missione è stato quello di Oleshky, cittadina della regione di Kherson sotto controllo russo, dove si sarebbe verificata una grave crisi umanitaria. Il ministero degli Esteri di Mosca ha accusato le autorità ucraine di bloccare l'arrivo di cibo e medicinali e di impedire l'evacuazione dei civili; Kiev, dal canto suo, sostiene che siano le truppe russe a trattenere la popolazione.
Zuppi ha riferito di aver esaminato con la commissaria per i diritti umani Yana Lantratova «le soluzioni possibili per limitare le conseguenze terribili sulla popolazione», con un'attenzione particolare ai bambini. Si tratta di un passaggio sul quale le due parti continuano a offrire ricostruzioni contrapposte, e la diplomazia vaticana si limita a registrare l'apertura di un canale di comunicazione.
Sul piano strettamente politico, il colloquio con Ushakov ha rappresentato il momento di maggiore rilievo. Il Cremlino ha fatto sapere di apprezzare «gli sforzi e le iniziative del Vaticano» per una soluzione pacifica, mentre il ministero degli Esteri ha parlato di una visita che «conferma la natura costruttiva e regolare del dialogo russo-vaticano». La delegazione russa non ha però fornito dettagli sui contenuti specifici dell'incontro, e nessun annuncio operativo è seguito alla conclusione della missione.
Nel corso della visita, Zuppi si è anche fermato in preghiera davanti all'icona della Madre di Dio di Vladimir nella cattedrale latina di Mosca, e ha incontrato i cinque vescovi cattolici russi nella sede della nunziatura apostolica.
Il contesto degli attacchi e la nota alla Nato
La missione di Zuppi si è svolta mentre sul terreno la guerra non mostra segni di tregua. Nelle stesse ore, l'ambasciata russa in Belgio ha inviato una nota informale alla Nato protestando contro quella che definisce una linea «avventurista e irresponsabile» dell'Alleanza, con particolare riferimento a esercitazioni che simulerebbero l'isolamento dell'exclave di Kaliningrad. Mosca ha avvertito di essere pronta a ricorrere «all'intero arsenale di armi a sua disposizione» per difendere il proprio territorio.
La portavoce dell'Alleanza, Allison Hart, ha confermato la ricezione del documento e ha risposto condannando «la minaccia dell'uso della forza, compresa qualsiasi retorica nucleare irresponsabile», ribadendo la natura difensiva della Nato. Il segretario generale Mark Rutte ha poi invitato a non amplificare la portata della minaccia, sottolineando che non esiste al momento una concentrazione di truppe russe ai confini con Finlandia o Baltico.
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