Italia, niente stage per la Nazionale prima dei playoff Mondiali
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Redazione Sport
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Una doccia gelata, la cui notizia circola in queste ore in via ancora non ufficiale, ha investito il progetto del commissario tecnico Gennaro Gattuso di preparare al meglio la cruciale fase di qualificazione ai Mondiali del 2026. Lo stage di due giorni che avrebbe dovuto tenersi a Coverciano, un'idea ritenuta fondamentale per ricostruire le sinergie di un gruppo chiamato a una prova di rara intensità, è infatti saltato. Il Corriere della Sera, che per primo ha dato la notizia, anticipa come la Lega Serie A sia pronta a rendere formale nei prossimi giorni l'impossibilità di ritagliare uno spazio nel calendario per concedere quella pausa ai giocatori di interesse nazionale.
Un calendario senza respiro
Le ragioni di questa forzatura, che non manca di generare tensione nell'ambiente azzurro mentre la sfida per un posto nel torneo iridato si avvicina, risiedono nell'intasamento programmatico del pallone tricolore. La necessità di disporre le partite di campionato dell'1 e dell'8 febbraio, complice anche la programmazione televisiva, si scontra infatti con l'ingombro dei quarti di finale di Coppa Italia, il cui programma è in attesa di definizione. Di fronte a questo groviglio di impegni, molti dei quali dettati da interessi economici preminenti, la richiesta di liberare i calciatori per il lunedì 9 e il martedì 10 febbraio è semplicemente risultata insostenibile per i club, i quali, è bene ricordarlo, hanno la piena disponibilità dei propri atleti solo in corrispondenza delle date FIFA.
La posizione netta di Gattuso
Il tecnico, dal canto suo, aveva già espresso con chiarezza il suo pensiero in proposito, sottolineando come un raduno di fortuna, magari limitato a un solo giorno o organizzato in condizioni di affanno, avrebbe finito per essere più un danno che un vantaggio. "Se queste sono le condizioni, meglio non farlo", aveva dichiarato Gattuso, lasciando trasparire una certa frustrazione per dinamiche che sembrano ripetersi ciclicamente e che limitano la sua capacità di lavorare sul gruppo con la dovuta continuità. Una posizione comprensibile, considerato che l'obiettivo è affrontare al meglio la semifinale dei playoff del 26 marzo a Bergamo contro l'Irlanda del Nord, con la speranza di disputare, pochi giorni dopo, anche la decisiva finale in trasferta.
Le speranze disattese e lo scenario futuro
A rendere più amara la pillola c'è il ricordo delle rassicurazioni che, solo pochi mesi fa, sembravano aprire una porta a una soluzione condivisa. Lo scorso novembre, il ministro dello Sport Andrea Abodi si era detto "certo che un’intesa si troverà", manifestando ottimismo sulla possibilità di conciliare gli interessi di tutte le parti in causa. Quell'auspicio, oggi, si è scontrato con la cruda realtà di un calendario che non ammette deroghe, lasciando la nazionale ad affrontare un percorso accidentato senza quella preparazione specifica che il suo selezionatore riteneva indispensabile. Il tutto mentre, dall'altra parte dell'oceano, l'amministrazione del presidente Trump guarda con interesse all'organizzazione di un evento planetario che vedrà protagoniste anche le città del Nord America.




