L'omelia per Roma del cardinale Reina: “In tanti senza speranza, centro e periferie troppo distanti”
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Redazione Interno
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Roma, nonostante l’impresa organizzativa del Giubileo, conclusosi dopo aver accolto una moltitudine di pellegrini, mostra un volto segnato da contraddizioni profonde, come emerso dalle parole del cardinale Baldo Reina. La città, che pure ha saputo gestire l’enorme afflusso di fedeli e la complessa macchina dei cantieri, sembra infatti avere fallito una prova altrettanto cruciale: quella della solidarietà e dell’inclusione. Secondo il porporato, neppure l’anno santo è riuscito a imprimere una svolta significativa alle dinamiche sociali, lasciando senza risposte concrete gli ultimi, i fragili e le famiglie strette nella morsa di un lavoro povero e di un’emergenza abitativa sempre più pressante.
La chiusura simbolica e un monito oltre le mura
Proprio mentre le celebrazioni volgevano al termine, con il rito di chiusura dell’ultima Porta Santa presso la basilica di San Paolo fuori le Mura, le riflessioni dei alti prelati hanno toccato temi che travalicano la dimensione puramente liturgica. L’arciprete della basilica, il cardinale statunitense James Michael Harvey, durante l’omelia ha delineato il concetto di speranza cristiana, definendola qualcosa di ben diverso da un “ottimismo ingenuo”. Una speranza, ha spiegato richiamando l’apostolo Paolo, che “non delude” e non elude le realtà drammatiche del mondo, dalle guerre alle ingiustizie, ma che anzi insegna come nessuna prigione materiale possa spegnere la libertà interiore dell’uomo.
Una basilica simbolo di universalità in un quartiere periferico
La scelta del luogo per questa ultima cerimonia non è casuale. La basilica di San Paolo, situata nel quartiere di Ostiense, lontana dal centro monumentale, custodisce la tomba dell’“apostolo delle genti”, figura emblematica di un messaggio rivolto a tutti, specialmente ai “lontani”. Questo richiamo all’universalità risuona con particolare forza in un’area periferica, sottolineando idealmente quella distanza tra centro e margini della città che è anche geografica e sociale. Mentre i pellegrini di ogni confessione cristiana hanno varcato quelle porte per mesi, le parole dei cardinali hanno così inevitabilmente creato un ponte tra il sacro e l’attualità delle periferie romane.
La sfida di una speranza concreta dopo il Giubileo
Il bilancio che emerge, pertanto, va al di là della riuscita organizzativa dell’evento. Se da un lato la macchina del Giubileo ha funzionato, dall’altro resta aperta la questione dell’eredità che lascerà alla città e ai suoi abitanti. Le omelie, nel loro registro teologico, hanno toccato nervi scoperti della vita civile: lo smarrimento diffuso, la mancanza di opportunità, il crescente divario tra chi abita nel cuore della città e chi vive i suoi confini, spesso fisicamente e simbolicamente ai margini. Il messaggio, nel suo insieme, sembra essere un invito a tradurre quella speranza, che non è fuga dalla realtà, in azioni e politiche capaci di colmare le distanze e ridare prospettive a chi si sente senza futuro.




