Italiani e risparmio, cosa è successo nel 2026
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Redazione Economia
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Volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e un'inflazione che a marzo ha toccato l'1,7% su base annua hanno lasciato il segno sulle scelte finanziarie delle famiglie italiane. Nonostante questo scenario, il 56% degli intervistati dichiara di essere riuscito a mettere da parte denaro nel 2026, accantonando in media l'11,9% del reddito disponibile. Il dato, in leggero calo rispetto al 58% del 2025, conferma però una tendenza consolidata: risparmiare è considerato indispensabile dal 28% del campione, un livello prossimo ai massimi storici della serie.
La motivazione prevalente resta la precauzione: il 40% degli intervistati accantona risorse per affrontare imprevisti, mentre pensione e acquisto della casa raccolgono entrambe il 19% delle indicazioni e i figli l'11%. Cresce, seppure partendo da una quota contenuta, la componente destinata esplicitamente all'investimento, salita al 6%, superando i livelli pre-pandemici. I laureati riescono a risparmiare in media il 14,9% del reddito, mentre tra i lavoratori indipendenti la quota sfiora il 20%.
L'84% del campione dichiara piena indipendenza finanziaria, con un divario di genere (86% gli uomini, 82% le donne) e una netta distanza tra i più giovani, indipendenti solo nel 47% dei casi tra i 18 e i 24 anni, e gli adulti maturi, che raggiungono l'88% nella fascia 55-64 anni.
Il ratio di avversione al rischio ha toccato quota 33,6 nel 2026, il valore più elevato mai registrato. Per comprendere la portata del fenomeno basti pensare che nel 2017 il rapporto si fermava a 8,1 e nel 2025 era salito a 20,5. Il dato più sorprendente riguarda i giovani: nella fascia 18-24 anni il rapporto tra chi non vuole correre rischi e chi è disposto a farlo arriva a 84 a 1, un risultato che contraddice la teoria del ciclo di vita, secondo cui un orizzonte temporale lungo dovrebbe favorire una maggiore esposizione al rischio.
A pesare sono le cosiddette "cicatrici" lasciate dagli shock vissuti negli anni della formazione, dalla pandemia al trauma inflazionistico fino alle crisi geopolitiche. Anche il genere segna una differenza marcata, con un'avversione al rischio che raggiunge il 41,9 tra le donne contro il 27,6 degli uomini.
La prudenza non si traduce però in una migliore gestione del rischio. Quasi il 72% degli investitori possiede portafogli scarsamente o per nulla diversificati, una condizione che concentra le esposizioni invece di distribuirle. La conoscenza degli strumenti finanziari resta fragile: solo il 36% degli intervistati sa, per esempio, che un fondo azionario è meno rischioso di una singola azione. La casa continua a rappresentare due terzi del patrimonio medio, stimato in 320.000 euro, e il 79% degli italiani vive in un immobile di proprietà.
Il 66% considera l'abitazione un investimento sicuro, ma la percentuale è in calo per il secondo anno consecutivo, con una flessione del 5% rispetto al 2024. Il 23,5% valuta positivamente la possibilità di usare un immobile per integrare il reddito da anziano, ma solo il 5% sarebbe disposto a vendere la nuda proprietà.
Il focus dedicato al rapporto tra risparmiatori e tecnologia restituisce un'immagine polarizzata: il 28,2% del campione non utilizza internet, mentre un altro 27,9% lo impiega in modo pienamente integrato. A separare gli utenti intensivi dai non utenti sono soprattutto età, istruzione e reddito. Quando però si passa alla gestione concreta del denaro, la filiale conserva un netto primato: il 58,1% del campione opera prevalentemente allo sportello, il 26,5% in un modello misto e solo il 12,8% attraverso l'app mobile.
La scoperta di nuovi strumenti passa ancora dal consulente in filiale per il 69% degli intervistati, mentre social, influencer e recensioni esercitano un'influenza marginale. La fiducia negli strumenti digitali resta limitata: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto e solo uno dichiara di fidarsi molto. La preoccupazione dominante è la sicurezza, con il rischio di truffe e la protezione dei dati citati dal 76,5% del campione.
Nonostante la prudenza, il risparmio gestito ha chiuso il primo semestre del 2026 con un patrimonio record di 2.722 miliardi di euro, in rialzo dai 2.575 miliardi di fine marzo, e una raccolta netta di quasi 11 miliardi nel secondo trimestre. Nell'ultimo anno la raccolta complessiva ha sfiorato i 25 miliardi, sostenuta soprattutto dai fondi aperti.
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