Gaza, il piano Usa per una "riviera" e il paradosso del Bosco Verticale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra continua a mietere vittime, un documento – circolato, a quanto riporta il Washington Post, all’interno dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – delinea un futuro per la Striscia che molti definiscono, senza mezzi termini, una distopia. Il piano, che alcuni hanno già ribattezzato "Riviera per Gaza", prevede la trasformazione dell’area in una sorta di protettorato americano della durata di almeno un decennio, sul quale verrebbe imposto un modello di sviluppo urbanistico radicale e, per molti versi, brutale. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di creare ex novo una città "intelligente" e "sostenibile", con grattacieli futuristici, zone turistiche dedicate al mare e distretti industriali high-tech.

La proposta, che presuppone una riconfigurazione totale del territorio e della sua popolazione – ancora oggi esposta a una minaccia costante – è stata giudicata "un’orrenda e violenta proiezione di un futuro inaccettabile e perverso" dall’architetto Stefano Boeri, il cui nome è stato associato, suo malgrado, all’iniziativa. Il suo progetto più celebre, il Bosco Verticale di Milano, è infatti citato tra le fonti d’ispirazione del piano, un dettaglio che l’archistar vive come "un cupo paradosso".

Boeri, già al centro di un’inchiesta sulla speculazione edilizia milanese, ha sottolineato come la sua architettura promuova, al contrario, "l’armonia con la natura e con la storia dei luoghi", aggiungendo che il prototipo meneghino ha dimostrato di saper ospitare, nel mondo, "non solo abitazioni per ricchi ma edilizia sociale in affitto, spazi pubblici e servizi sanitari". La strumentalizzazione della sua opera in un contesto che, a suo dire, legittimerebbe "la deportazione e la diaspora forzata di migliaia di famiglie" rappresenta dunque una contraddizione profonda.

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