Elisabetta Cocciaretto ai quarti a Doha, dopo Gauff eliminata anche Ann Li: ora la Ostapenko

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Sul cemento qatariota che rimanda l’eco degli sci stretti di Sofia Goggia, e in una settimana tennistica che procede in parallelo con le imprese olimpiche invernali seguite da Milano-Cortina, Elisabetta Cocciaretto continua a scrivere pagine personali di un inizio 2026 che assume i contorni della svolta. La venticinquenne di Fermo, numero cinquantasette del ranking WTA e ripescata in tabellone nei panni della lucky loser – quelle che perdono le qualificazioni ma entrano comunque nel main draw per rinunce altrui – ha infatti raggiunto per la prima volta in carriera i quarti di finale in un torneo di categoria 1000, superando negli ottavi la statunitense Ann Li dopo quasi tre ore di battaglia e un punteggio di 7-6, 5-7, 6-4 che racconta molto più della semplice aritmetica -2-6.

La partita, giocata con interruzioni di ritmo e un margine di rischio sempre altissimo, l’ha vista rimontare nel primo e nel terzo set, salvare palle break quando il braccio avrebbe potuto tremare e chiedere persino un medical time-out per un problema al piede sinistro, evidentemente accusato in fase di appoggio sul 5-3 del secondo parziale – quello in cui serviva per il match e invece si è fatta riprendere -6. Ma l’aspetto, se vogliamo, più rilevante non è soltanto la resistenza atletica o la capacità di soffrire, quanto piuttosto la consapevolezza nuova con cui la marchigiana si muove all’interno del circuito: quella che l’ha portata, due giorni prima, a spazzare via in due set Coco Gauff, numero cinque del seeding e quarta favorita del torneo, con un secco 6-4 6-2 che grida vendetta per i tre precedenti tutti a stelle e strisce -7.

Il peso di una vittoria e l’assenza di limiti

Se il punteggio inflitto alla Gauff – ventunenne già campionessa Slam e abituata ai riflettori dei campi centrali – può apparire finanche severo, lo è stato ancor di più l’approccio mentale esibito dalla tennista azzurra. In conferenza stampa, Cocciaretto ha spiegato come l’aggressività sia stata la chiave, perché se non l’avesse imposta lei sarebbe stata l’americana a dettare legge, e ha aggiunto una frase che suona quasi come un manifesto programmatico: il suo obiettivo, quest’anno, è non porsi più limiti -4. Parole che sembrano semplici ma che in realtà tracciano una linea di demarcazione netta rispetto agli ultimi due anni, quando al contrario quei limiti se li era costruiti da sola, spesso scendendo in campo priva di quella convinzione assassina che distingue le giocatrici di vertice da quelle di classifica.

Va detto che la vittoria contro Gauff, maturata in un’ora e trentuno minuti con quattordici vincenti e appena ventiquattro errori non forzati – contro i trentanove della statunitense – rappresenta la terza top ten abbattuta in carriera dalla fermana, dopo Kvitova al Roland Garros 2023 e Pegula a Wimbledon dello stesso anno -7. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è la continuità: perché dopo aver eliminato la testa di serie, Cocciaretto non si è adagiata sul classico «onore del campo» ma ha confermato il proprio stato di forma anche contro Li, quarantunesima del ranking, in un match che non concedeva distrazioni.

Un cammino iniziato da lucky loser e il richiamo olimpico

Curioso, se non altro per la narrativa sportiva, il fatto che tutto questo stia accadendo mentre a Milano-Cortina sventolano bandiere azzurre e Sofia Goggia, amica e interlocutrice abituale della tennista, ha appena conquistato il bronzo nella discesa libera. «Ci scriviamo messaggi e ci facciamo FaceTime per parlare di sport e di come si gestiscono certe situazioni», ha raccontato Cocciaretto a caldo dopo il successo con Gauff, ammettendo di ispirarsi molto all’approccio delle sciatrici, a quella mancanza di paura che le porta a mettersi in gioco senza retropensieri -8. Ed è forse anche questa contaminazione interdisciplinare, questa capacità di guardare altrove per trovare risposte, che sta alimentando la marcia di una giocatrice entrata in Qatar da numero cinquantasette e che adesso, nella classifica live, viaggia già attorno alla trentanovesima posizione -6.

D’altronde il torneo di Doha, per lei, era cominciato nel peggiore dei modi: l’eliminazione secca nell’ultimo turno delle qualificazioni e poi, improvvisa, la chiamata come lucky loser. Da quel momento quattro partite, quattro vittorie, e una semifinale 1000 che adesso dista soltanto un ostacolo. Ma quale ostacolo.

Ostapenko, il passato che torna e una superficie amica

Dall’altra parte della rete, nei quarti che andranno in scena nelle prossime ore, ci sarà infatti Jelena Ostapenko, numero ventiquattro del mondo e finalista qui a Doha lo scorso anno – oltre che già finalista nel lontano 2016, quando si arrese a Carla Suarez Navarro -6. La lettone, ex vincitrice del Roland Garros e tennista dal tennis iperoffensivo, talvolta autolesionista ma sempre capace di esprimere potenza pura, ha concesso appena quattro giochi alla colombiana Camila Osorio (6-3 6-1 in cinquantacinque minuti) e arriva all’appuntamento con la certezza statistica di essere la giocatrice con più vittorie nella storia del torneo qatariota, ventitré successi dal 2001 a oggi -1.

Il precedente tra le due, peraltro, sorride alla Cocciaretto: unico confronto diretto, risalente al 2024 sull’erba di Birmingham, vinto in due set dall’azzurra -6. Un dato che può valere fino a un certo punto, perché l’erba è superficie diametralmente opposta al cemento qatariota e perché la Ostapenko, quando entra in fiducia, diventa un rullo compressore. Eppure proprio questa partita, proprio questo quarto di finale, rappresenta esattamente il tipo di sfida che Cocciaretto dice di volere: quelle in cui non hai nulla da perdere ma tanto da dimostrare. Quelle per cui, per l’appunto, non serve porsi limiti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.