Doha, Cocciaretto lotta ma Ostapenko è più cinica: la marchigiana lascia il torneo nei quarti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La cavalcata di Elisabetta Cocciaretto, quella che l’aveva vista entrare in tabellone come lucky loser e successivamente eliminare la numero cinque del mondo Coco Gauff per poi sconfiggere in una maratona di quasi tre ore Ann Li, si è arrestata di fronte alla potenza e all’esperienza di Jelena Ostapenko -5-6. Sul cemento del Khalifa International Tennis Complex, nel primo WTA 1000 della stagione che mette in palio un montepremi di 4.088.211 dollari, l’azzurra ha ceduto con il punteggio di 7-5, 6-4 alla lettone, numero 24 del ranking e finalista uscente, la quale – complice anche il concomitante andamento del tabellone – si candida ora per un ruolo da protagonista nella corsa al Titolo -4-1. La venticinquenne di Fermo, che grazie al percorso in terra qatariota aveva già eguagliato il suo miglior risultato in carriera in questa categoria di tornei, ha provato a restare in scia nonostante il divario fisico e tecnico, ma la numero 24 WTA è stata chirurgica nei momenti decisivi, strappando il servizio alla marchigiana nei game conclusivi di entrambi i parziali.

L’incontro, che dal punto di vista statistico racconta di una Ostapenko capace di vincere il cinquantadue per cento dei punti in risposta contro il quarantatre per cento dell’italiana – dato, quest’ultimo, che fotografa la difficoltà di Cocciaretto nel trovare contromisure efficaci alla violenza dei colpi avversari – ha messo in luce il divario di cinismo tra le due giocatrici -1. La tennista baltica, che nell’arco dei due set ha piazzato due ace e sfruttato le discese a rete con maggiore autorità, non ha concesso alla rivale quei passaggi a vuoto che nei turni precedenti avevano permesso alla Cocciaretto di riaprire partite apparentemente compromesse. Eppure la marchigiana, al suo sesto match in sette giorni complice il percorso nelle qualificazioni, non ha mostrato segni di cedimento sul piano della tensione nervosa: ha retto lo scambio da fondo, ha cercato di variare il gioco con palle corte e traiettorie incrociate, ma ogni qualvolta il punteggio si è fatto stretto è stata la lettone a dettare la legge.

La natura stessa del torneo, che nelle sue fasi iniziali aveva regalato all’azzurra la gioia della vittoria contro una top five e successivamente la soddisfazione di una rimonta sofferta, cedeva qui il passo a una realtà più prosaica fatta di percentuali e solidità. Cocciaretto, scesa in campo con il polso fasciato come già accaduto nelle uscite precedenti, ha messo in campo il quarantotto per cento di punti al servizio contro il cinquantasette della sua antagonista; un margine, quello della prima palla, che contro giocatrici del calibro di Ostapenko – capace di chiudere il punto con un solo colpo da qualsiasi posizione del campo – si trasforma inevitabilmente in un peso specifico insostenibile -1. La lettone dal canto suo, reduce dalla vittoria nel torneo di Abu Dhabi poche settimane fa e da una striscia positiva che l’ha vista scalare posizioni importanti nel ranking, ha gestito il match con l’astuzia di chi sa di avere un braccio più pesante e una classifica da difendere -3.

Il peso specifico dei grandi palcoscenici e l’assenza di timore reverenziale

Se è vero che il punteggio finale recita cinque–sette, quattro–sei, è altrettanto vero che Cocciaretto non ha mai realmente sfigurato al cospetto di una top trenta che sulla carta poteva e doveva spaventarla. La venticinquenne marchigiana, numero cinquantasette del mondo e reduce da una vittoria nel torneo di Hobart nel gennaio scorso dove aveva rimontato un passivo pesante contro Ann Li salvandosi da situazione di svantaggio, ha dimostrato anche a Doha di aver maturato una consapevolezza nuova nella gestione del match -2. Contro Ostapenko non c’è stato spazio per rimonte, è vero, ma l’azzurra ha comunque disputato due set punto a punto, andando vicina al break in più occasioni e difendendosi con ordine dalle bordate della rivale. I quarti di finale di un WTA 1000 rappresentano per l’italiana il miglior risultato in carriera in questa tipologia di evento – un traguardo che sa di consacrazione definitiva per una giocatrice che fino a poche settimane fa faticava a trovare continuità nel circuito maggiore.

La resistenza passiva della racchetta italiana e il cinismo baltico

Ostapenko, che nella sua espressione tennistica più autentica alterna momenti di genio a improvvisi black-out, è invece apparsa solida e concentrata per tutta la durata dell’incontro, sbagliando pochissimo e alzando il livello nei frangenti topici. La finalista uscente del torneo, che già lo scorso anno si era spinta fino all’ultimo atto, ha impiegato un’ora e quaranta minuti per avere ragione di una Cocciaretto che non ha mai smesso di crederci, tanto che nel secondo parziale – sul quattro pari – l’azzurra ha avuto una palla break che avrebbe potuto cambiare l’inerzia del set -1. La risposta vincente della lettone in quella circostanza, una sassata incrociata di rovescio che ha annullato ogni velleità di allungo, è la sintesi perfetta della differenza tra una giocatrice abituata ai piani alti del ranking e una che quei piani alti li sta ancora inseguendo.

Il bottino di un cammino che vale più della sconfitta

L’uscita di scena nei quarti, se letta nell’economia complessiva della stagione di Cocciaretto, assume i contorni di un’opportunità più che di una battuta d’arresto. La marchigiana lascia Doha con la consapevolezza di aver giocato alla pari, per lunghi tratti, con una delle giocatrici più temibili del circuito quando si tratta di superfici veloci, e con la certezza di aver accumulato punti pesanti in ottica classifica mondiale. Il torneo qatariota, che ha visto tra l’altro l’uscita prematura di altre teste di serie e che procede spedito verso la sua fase conclusiva, continua a raccontare di un tennis femminile sempre più aperto a sorprese e riconferme: da una parte l’esplosività della Ostapenko, dall’altra la solidità ritrovata di una Cocciaretto che, partita dalle qualificazioni, ha saputo lasciare il segno.

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