Medici senza frontiere sospende le attività all'ospedale Nasser di Khan Younis: "Uomini armati e trasferimento di armi"
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Redazione Esteri
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La decisione assunta da Medici Senza Frontiere, organizzazione umanitaria di fama internazionale, di ridurre il proprio raggio d'azione all'interno del complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, segna una svolta nel dibattito pubblico sull'utilizzo delle strutture sanitarie nel corso del conflitto. La sospensione, che ha riguardato a partire dal venti gennaio tutte quelle attività considerate non essenziali per la sopravvivenza dei pazienti, è stata motivata da una serie di osservazioni dirette che il personale dell'ONG ha riferito ai propri superiori. Si parla, nei comunicati diffusi dall'organizzazione, della presenza ripetuta e sistematica di individui armati, in alcuni casi con il volto coperto, all'interno delle diverse aree del vasto compound ospedaliero; non solo, ma vengono segnalati anche episodi di intimidazione, arresti arbitrari di pazienti e un caso sospetto di trasferimento di armi, circostanze che hanno spinto MSF a formalizzare la propria forte preoccupazione alle cosiddette "autorità competenti", senza che nei documenti ufficiali venisse mai esplicitamente nominato Hamas -2-4-6.
La scelta dell'organizzazione ginevrina, pur nella sua cautela e nel tentativo di mantenere un profilo di neutralità, ha immediatamente scatenato reazioni contrapposte e sollevato un polverone di polemiche, gettando luce su una pratica che le Forze di Difesa israeliane denunciano ormai da anni senza trovare riscontri ufficiali da parte della comunità internazionale. La stampa israeliana, e in particolare il Jerusalem Post in un suo editoriale, ha parlato di una rottura di un vero e proprio tabù, sottolineando come per la prima volta dall'inizio delle ostilità un'importante organizzazione medica abbia di fatto ammesso, seppur indirettamente, la fondatezza delle accuse israeliane circa l'abuso delle strutture sanitarie da parte dei gruppi armati palestinesi -5. D'altro canto, la direzione dell'ospedale Nasser, in una nota pubblicata sulla propria pagina Facebook, ha respinto con forza le ricostruzioni di MSF, definendole "false, infondate e fuorvianti" e accusando l'ONG di diffondere narrazioni che storicamente vengono utilizzate per giustificare attacchi contro gli ospedali, mettendo così a repentaglio la sicurezza di una struttura civile protetta dal diritto internazionale -7.
La versione di Hamas e la difesa della propria autorità
Il ministero dell'Interno, controllato da Hamas, è prontamente intervenuto per smentire le ricostruzioni di Medici Senza Frontiere, assicurando il proprio impegno costante e continuo per garantire l'assenza di qualsiasi presenza armata all'interno degli istituti di cura -3-4-6. Nelle dichiarazioni ufficiali si fa riferimento alla volontà di preservare la sacralità dei luoghi di cura e alla decisione di schierare forze di polizia civile, la cui presenza, sempre secondo la versione di Hamas, sarebbe da intendersi esclusivamente come misura di protezione per pazienti e personale, finalizzata a prevenire l'ingresso di individui armati non autorizzati e non certo come una militarizzazione dell'area -3-9. La stessa amministrazione dell'ospedale Nasser, pur riconoscendo che nello stato di emergenza in cui versa Gaza possano verificarsi episodi isolati di violazione delle regole da parte di singoli, ha tenuto a sottolineare come venga prontamente agito per rimuovere chiunque tenti di introdurre armi nella struttura, ribadendo l'esistenza di un "chiaro consenso nazionale" a tenere le istituzioni sanitarie lontane da qualsiasi attività non medica -7.
Questa versione, tuttavia, si scontra non solo con le osservazioni del personale di MSF, ma anche con le dichiarazioni di alcuni ostaggi rilasciati nelle fasi della tregua, i quali hanno raccontato di essere stati detenuti proprio all'interno del complesso di Nasser -9. Inoltre, il Coordinatore delle Attività Governative nei Territori israeliano ha sollevato interrogativi puntuali sulla posizione assunta dall'ONG, chiedendosi come mai solo ora, dopo anni in cui si è preferito rimanere "nell'oscurità", si arrivi a queste ammissioni e perché in passato sia stata sistematicamente rifiutata ogni trasparenza, come nel caso della consegna delle liste del proprio personale, necessarie per verificare eventuali infiltrazioni di miliziani -2. La vicenda, complessa e ricca di implicazioni politiche e giuridiche, si inserisce in un quadro più ampio di tensioni che vede anche il governo israeliano, sotto la presidenza di Donald Trump, irrigidire le proprie posizioni nei confronti delle ONG, arrivando a ordinare a MSF e ad altre trenta organizzazioni di cessare le proprie attività se non avessero ottemperato alle nuove richieste di registrazione e condivisione dei dati -2-3.




