Il farmaco antifumo ora lo paga lo stato, ma la vera sfida è nel percorso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è un caso che la notizia sia passata quasi in sordina, se si esclude il brusio degli addetti ai lavori: da qualche settimana, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la citisina – il principio attivo che dà vita al farmaco Recigar – è ufficialmente rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta, va detto senza enfasi, del primo trattamento specificamente indicato per la disassuefazione dal fumo a godere di questa copertura pubblica. In un paese dove il tabagismo resta una delle dipendenze più radicate, una simile svolta terapeutica potrebbe rappresentare un’ancora per molti di quei fumatori che hanno già tentato, più volte e senza successo, di dire addio alle sigarette. Eppure, come spesso accade quando si parla di salute pubblica, la sostanza – letteralmente – è solo una parte della questione.

La sperimentazione già in corso e i risultati di un anno fiorentino

La notizia, per quanto rilevante, non ha colto del tutto impreparati alcuni centri antiviolenza e associazioni sul territorio. La Lilt di Firenze, per esempio, ha ricordato che la citisina è utilizzata in via sperimentale nella sua città da oltre un anno. E i dati raccolti in questo lasso di tempo – lo sottolineano senza troppi giri di parole – indicano una direzione precisa: da soli i farmaci possono fare fino a un certo punto. Sono gli otto incontri previsti dai nuovi corsi antifumo, in partenza dal 10 aprile ogni martedì e venerdì, a offrire il contesto ideale. La combinazione, spiegano dall’associazione, tra percorsi cognitivo-comportamentali e trattamento farmacologico è quella che restituisce le probabilità più alte di abbandono stabile delle sigarette. Non una pillola magica, insomma, ma un’alleanza terapeutica.

Garattini e il “principio attivo noto”: nessuna novità assoluta

A gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo mediatico ci ha pensato, con la consueta pacatezza, il professor Silvio Garattini. Presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri, oncologo e farmacologo dalla carriera lunghissima, Garattini ha voluto precisare un punto non secondario: la citisina non è un’invenzione dell’ultima ora. “Si tratta di un principio attivo noto – ha dichiarato – con un impiego consolidato nei percorsi di disassuefazione dal fumo”. La novità, semmai, è il suo ingresso nel paniere dei farmaci pagati dallo stato. Un passo importante, certo, ma che non deve far dimenticare la natura complessa di una dipendenza che non si esaurisce nella sola nicotina. Anzi, è proprio la familiarità con questo composto – già sperimentato in altri contesti – a garantire una certa tranquillità sulla sua efficacia e sul suo profilo di sicurezza.

Le app per smettere di fumare, un alleato (digitale) da non sottovalutare

E mentre la discussione pubblica si concentrava sul farmaco rimborsabile, uno studio pubblicato sulla rivista BMJ Evidence Based Medicine ha aggiunto un tassello complementare. Stando ai dati raccolti, le applicazioni per smartphone – in particolare quelle che si fondano su teorie psicologiche strutturate – sono tre volte più efficaci di un supporto minimo o assente nell’aiutare le persone a smettere di fumare a lungo termine. Non è un dettaglio da poco: se il Recigar agisce sul piano neurochimico, le app intervengono su quello comportamentale e motivazionale. Per chi prova a dire addio alle sigarette, insomma, un sostegno digitale ben progettato può fare la differenza, spezzando quella solitudine che troppo spesso accompagna i tentativi falliti. La lezione, ancora una volta, è la stessa: non esiste un singolo strumento risolutivo, ma una rete di interventi che devono imparare a dialogare tra loro.

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