Il principe Harry perde la causa contro il Daily Mail: la sentenza del giudice Nicklin
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il principe Harry e altri sei celebri ricorrenti hanno perso la causa per violazione della privacy intentata all'Alta Corte di Londra contro Associated Newspapers Limited, editore del Daily Mail e del Mail on Sunday. Il giudice Matthew Nicklin ha respinto tutte le 97 accuse di raccolta illecita di informazioni, stabilendo che i ricorrenti non sono riusciti a fornire prove sufficienti a dimostrare che le notizie pubblicate fossero state ottenute con mezzi illegali.
Il verdetto, che arriva al culmine di una battaglia legale durata anni, rappresenta una netta vittoria per il gruppo editoriale, il quale ha parlato di una "magnifica rivendicazione" del proprio giornalismo.
La sentenza: prove insufficienti e il principio del "sospetto"
Nella sua sentenza, il giudice Nicklin ha chiarito che accuse di tale gravità richiedono prove convincenti e non possono basarsi su semplici sospetti. Il principio chiave, ribadito dal giudice, è che il sospetto, per quanto comprensibile, non costituisce prova. I ricorrenti avevano sostenuto che, poiché l'editore non era in grado di spiegare come fossero state ottenute informazioni private, queste dovevano necessariamente provenire da fonti illecite.
Un approccio che il giudice ha definito non ammissibile, sottolineando l'esistenza della realistica possibilità che le notizie provenissero da fonti legittime. La corte ha esaminato ogni singola allegazione, rifiutandosi di trarre conclusioni generali su pratiche diffuse all'interno del gruppo editoriale e concentrandosi invece sui meriti di ogni singolo reclamo.
La reazione del principe Harry e dei co-ricorrenti
La sconfitta giudiziaria è stata accolta con amarezza dal principe Harry e dagli altri attori. In una dichiarazione congiunta rilasciata subito dopo la sentenza, il duca di Sussex e la baronessa Doreen Lawrence, attivista e madre di Stephen Lawrence, hanno bollato la decisione come "un insabbiamento completo e palese", definendola "sconcertante e totalmente ingiustificata".
Hanno espresso la loro delusione per non aver ottenuto né giustizia né la tanto cercata trasparenza, accusando la corte di aver creduto acriticamente alle smentite dei giornalisti del Daily Mail, nonostante quelle che, a loro avviso, erano evidenti incongruenze. Nella dichiarazione, i due hanno criticato aspramente l'operato del tribunale, paragonando sfavorevolmente l'esito a precedenti sentenze che avevano invece riconosciuto pratiche illecite da parte di altri editori.
Una vittoria netta per Associated Newspapers
Dal canto suo, Associated Newspapers ha accolto la decisione come una vittoria schiacciante. Un portavoce dell'azienda ha definito il verdetto "una magnifica rivendicazione del giornalismo del Daily Mail" e una piena assoluzione per i propri giornalisti, la cui onestà è stata riconosciuta dal giudice. L'editore ha sempre sostenuto che le accuse fossero infondate, definendole "prepostere" e sostenendo che gli articoli contestati si basavano su fonti legittime, come amici, assistenti reali e addetti stampa.
La sentenza pone fine a una delle battaglie legali più followed degli ultimi anni, che ha visto il principe Harry testimoniare in tribunale per la prima volta in oltre un secolo, e che secondo stime aggiornate da ANL ha comportato costi legali superiori ai 50 milioni di sterline per entrambe le parti.
Un bilancio contrastante nella crociata giudiziaria di Harry
Questa sconfitta segna un capitolo finale negativo nella lunga e costosa battaglia legale del principe Harry contro la stampa britannica. Sebbene abbia ottenuto vittorie significative in passato, come nel 2023 contro il Mirror Group Newspapers per il phone hacking, e un accordo extragiudiziale con il Sun lo scorso anno, il caso contro il Daily Mail si è risolto in un insuccesso. Il caso, incentrato su oltre 50 articoli pubblicati in un arco di tempo che va dagli anni '90 al 2011, si è basato in larga parte su un insieme di indizi.
La difesa, guidata dall'avvocato Antony White, è riuscita a smontare questa strategia, dimostrando come le informazioni potessero essere state ottenute attraverso il normale lavoro giornalistico, un punto chiave che ha portato alla sentenza odierna.




