Amplifon ingoia Gn Hearing, la Borsa macina il Titolo
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Redazione Economia
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Il disegno strategico, per chi lo ha concepito nella sede milanese di Amplifon, appare chiaro e forse anche ambizioso: integrarsi a monte, assorbendo un produttore, per non essere più solo il rivenditore di apparecchi acustici che conosciamo. L’acquisizione di Gn Hearing, branchia specializzata del colosso danese Gn Store Nord, è stata ufficializzata con un accordo che vale circa 2,3 miliardi di euro, una somma che sarà corrisposta in parte per cassa e in parte tramite l'emissione di nuove azioni. Più nel dettaglio, ai danesi andranno 1,69 miliardi in denaro sonante, mentre i restanti 56 milioni di titoli Amplifon, che verranno emessi ad hoc, faranno di Gn Store Nord il secondo azionista del gruppo italiano con una fetta vicina al 16%, subito dopo la holding di controllo Ampliter. Un’operazione, questa, che porta in dote alla nuova entità ricavi aggregati per circa 3,3 miliardi di euro e una presenza che si estende in oltre cento paesi, creando di fatto un leader mondiale verticalmente integrato nel settore dell’audiologia.
Eppure, se la ragione industriale e la logica di mercato possono trovare solide fondamenta nelle parole dell’amministratore delegato Enrico Vita, che parla di “momento di svolta” e di acquisizione “più trasformativa” nei settantacinque anni di storia dell’azienda, la ragione finanziaria, quella che si esprime sui listini di Borsa, ha mostrato immediatamente tutto il suo scetticismo. Il titolo Amplifon, dopo l’annuncio, è stato letteralmente macinato dalla speculazione e dal timore degli investitori, lasciando sul terreno percentuali a due cifre. Il tonfo di lunedì, superiore al quattordici per cento, è stato seguito da un’altra seduta in profondo rosso, con il prezzo delle azioni scivolato ulteriormente attorno agli 8,50 euro, ai minimi da diversi anni a questa parte, e in controtendenza rispetto a un Ftse Mib che pure si muoveva in territorio positivo.
Un prezzo ritenuto eccessivo e i dubbi sulla nuova strategia
Il nocciolo della questione, e la ragione principale di questo bagno di sangue per le quotazioni, risiede nel prezzo pagato e nelle modalità di finanziamento dell’acquisizione. Il mercato, e con esso diversi analisti, ritiene che i 2,3 miliardi possano essere una valutazione eccessiva per Gn Hearing, un’operazione che peraltro arriva in un momento già delicato per i conti di Amplifon, reduce da una trimestrale deludente. A pesare come un macigno è anche l’aumento di capitale che si profila all’orizzonte, quantificato in una cifra che potrebbe arrivare fino a 750 milioni di euro, necessario per rifinanziare il prestito ponte che garantirà la componente in contanti della transazione.
Si aggiunga a questo quadro la complessiva riallocazione strategica dell’azienda: il passaggio da retailer puro a gruppo industrializzato, che produrrà apparecchi con i propri marchi, finisce per mettere in potenziale competizione Amplifon con i suoi stessi fornitori storici. Colossi come Sonova e Demant, che insieme coprono una fetta importante dell’approvvigionamento di Amplifon, potrebbero vedere in questa mossa una minaccia ai loro rapporti commerciali, come del resto hanno evidenziato in queste ore alcune note di brokeraggio internazionali. Una situazione complessa, quella che si è venuta a creare, dove la visione di lungo termine del management si scontra con la necessità di profitti immediati e la cautela degli azionisti, preoccupati per la diluizione e per i tempi, non brevissimi, necessari a incassare le sinergie previste dall’operazione, stimate tra i 60 e gli 80 milioni di euro entro il 2029.




