A San Pietro di Feletto il "ruggito" del Muro: il Giro sogna una tappa sulle colline del Prosecco

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono le 12.27 quando le note di Nessun dorma si perdono tra le grida della folla: sul Muro di Ca’ del Poggio, cuore delle colline del Prosecco tra Conegliano e Valdobbiadene, irrompono i primi fuggitivi. Pochi attimi dopo, un altro boato annuncia l’arrivo del gruppo della maglia rosa. Ventimila persone, stipate lungo i tornanti, esplodono in un applauso che sembra scuotere i filari. Quella di ieri era l’ottava volta che il Giro d’Italia attraversava queste strade, ma per la prima volta si è parlato apertamente di un obiettivo più ambizioso: trasformare quel tratto in un arrivo di tappa.

L’idea, sostenuta con entusiasmo dagli organizzatori della "Grande Festa Rosa", non è più solo un sogno. Il successo della quindicesima tappa, partita da Fiume Veneto e conclusasi ad Asiago dopo 219 chilometri e 3900 metri di dislivello, ha dimostrato che il percorso ha tutto per diventare un classico. Il Muro, con la sua pendenza implacabile e il paesaggio patrimonio Unesco, è già un teatro naturale per il ciclismo. E ieri, mentre i corridori affrontavano la salita sotto una pioggia di incitamenti, qualcuno ha iniziato a chiedersi se, un giorno, quel traguardo potrebbe essere fissato proprio lì.

Intanto, la tappa ha regalato emozioni anche altrove. Ad Asiago, dove la carovana è stata accolta dalle bandiere giallo-verdi di Coldiretti, l’arrivo è stato dominato dallo spagnolo Carlos Verona, mentre Isaac Del Toro ha consolidato la sua leadership in classifica. Tra i protagonisti anche Christian Scaroni, terzo con la maglia dell’Astana, che ha portato sul podio il primo risultato di rilievo per un italiano in questa edizione.

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