Nell’esordio mondiale l’Italia di Soncin si arrende alla Svezia, il gol di Angeldahl condanna le Azzurre a Reggio Calabria
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Redazione Sport
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Inizia con una sconfitta amara, maturata tra le mura amiche dello stadio Oreste Granillo, il cammino della nazionale femminile verso il Mondiale che si disputerà in Brasile nel 2027. L’Italia, guidata dal commissario tecnico Andrea Soncin, è stata battuta per 1-0 dalla Svezia in una gara valida per il Gruppo 1 di qualificazione, e il punteggio finale, per quanto stretto, racconta solo una parte della verità emersa dal terreno di gioco. Le Azzurre, reduci da un periodo di amichevoli non proprio esaltanti e dalla ricerca di una nuova identità tattica, hanno confermato una certa difficoltà contro le scandinave, una squadra che, guardando ai precedenti, rappresenta ormai un ostacolo piuttosto ostico da superare.
La partita si è messa in salita dopo appena ventidue minuti, quando Filippa Angeldahl, centrocampista del Real Madrid, ha raccolto un appoggio in area e dal limite ha lasciato partire un sinistro la cui traiettoria, sporcata forse da una deviazione, si è infilata alle spalle di Laura Giuliani. Nel primo tempo, in effetti, l’approccio delle padrone di casa è parso timido e poco lucido, con la squadra che faticava a tessere trame di gioco efficaci e concedeva alle avversarie, abili a ripartire in velocità, fin troppo spazio. Eppure, se nel primo tempo si è vista un'Italia irriconoscibile e quasi rinunciataria, nella ripresa il copione è cambiato radicalmente, con le ragazze di Soncin che hanno letteralmente spinto la Svezia all’interno della propria metà campo, alla ricerca disperata del pari che, sulla base di quanto prodotto, sarebbe stato il risultato più giusto.
La ghota più nitida per riacciuffare il match è capitata sui piedi (o meglio, sulla testa) di Barbara Bonansea, il cui colpo di testa si è stampato sul palo, negando la gioia del gol alla numero undici e a tutto lo stadio. Anche nella fase finale, con l’ingresso di forze fresche, l’Italia ha continuato a premere: Giulia Dragoni, subentrata dalla panchina, ha avuto tra i capelli la palla del pareggio, ma la sua incornata è stata respinta sulla linea di porta da una difenditrice svedese. Un'azione, quella, che ha scatenato le proteste delle azzurre per un possibile tocco di mano, ma l’arbitro, dopo un momento di esitazione, ha lasciato correre, facendo infuriare la panchina italiana. Nel post-gara, Soncin, pur senza cercare alibi, ha lasciato intendere che qualche decisione arbitrale, specialmente sui tempi di recupero, non lo aveva pienamente convinto, sebbene abbia preferito non entrare nel dettaglio per non apparire polemico.
Soncin non si nasconde: “Tanto rammarico, ma la strada è quella giusta”
Nella conferenza stampa che ha seguito la sfida, il tecnico azzurro, analizzando la prestazione delle sue ragazze, ha voluto sottolineare la differenza sostanziale tra i due tempi. Se nella prima frazione, ha ammesso, la squadra peccava di frenesia e imprecisione nella ricerca del passaggio, nella ripresa c’è stata una reazione importante dal punto di vista caratteriale e tecnico. “C’è tantissimo rammarico per il risultato”, ha esordito Soncin, “ma per quanto messo in campo ho davvero poco da rimproverare alle ragazze”. Il concetto espresso dal ct, che dopo l'Europeo ha cercato di dare un nuovo volto alla squadra passando talvolta a una difesa a quattro, è che il bicchiere, nonostante la sconfitta, vada considerato mezzo pieno per la reazione avuta e per le occasioni create.
L’ex portiere, ora alla guida della nazionale maggiore femminile, si è poi soffermato sull’affetto ricevuto dalla città di Reggio Calabria. Il pubblico del Granillo, che ha risposto presente in numeri importanti, ha sostenuto le Azzurre dal primo all’ultimo minuto, creando un’atmosfera che Soncin ha definito di reciproco scambio. “Il pubblico è cresciuto con le ragazze in uno scambio vicendevole”, ha spiegato il mister, evidenziando come il calore dei tifosi abbia aiutato la squadra a credere nell’impresa fino all’ultimo respiro. Un aspetto, questo, che il tecnico vuole portare con sé nella prossima sfida, consapevole che l’appoggio del pubblico può fare la differenza in un cammino di qualificazione che si preannuncia lungo e tortuoso.
Un dato statistico che preoccupa e una classifica già complicata
Osservando i numeri, emerge con chiarezza una difficoltà che va oltre la singola partita. Dal 2023 a oggi, incrociando i cinque confronti disputati contro la Svezia, l’Italia non è mai riuscita a uscire vittoriosa dal campo. Un dato, questo, che evidenzia il divario tecnico e mentale che ancora separa le Azzurre da una delle corazzate del calcio mondiale. In cinque occasioni, le svedesi hanno sempre imposto il proprio gioco, e anche stavolta, pur soffrendo nel secondo tempo, hanno dimostrato una solidità difensiva e una cinismo sotto porta che all’Italia, al momento, mancano. L’assenza di cattiveria nelle zone calde dell’area, come sottolineato da Cristiana Girelli nel post-gara, è un aspetto su cui Soncin dovrà lavorare: “Mai come oggi siamo state vicine a vincere contro una squadra così forte. Ci è mancato un po’ di cinismo”.
La sconfitta interna complica non poco il cammino nel girone. Nell’altra partita del gruppo, infatti, la Danimarca ha travolto la Serbia con un netto 3-1, portandosi a casa tre punti pesanti in chiave classifica. Per l’Italia, ora, l’obbligo è di rialzarsi immediatamente. Sabato prossimo, a Vicenza, le Azzurre ospiteranno proprio le danesi, in una sfida che, sulla carta, potrebbe già rappresentare un bivio importante per le ambizioni di qualificazione alla rassegna iridata brasiliana. Sarà fondamentale ritrovare quell’equilibrio che nella ripresa contro la Svezia ha funzionato, e soprattutto essere più letali sotto porta per trasformare in gol la mole di gioco prodotta.




