Trump mostra un fake a Ramaphosa: il video sulle stragi di bianchi in Sudafrica è girato in Congo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nello Studio Ovale, dove ormai i colloqui diplomatici rischiano di trasformarsi in scontri ad alto tasso di imprevedibilità, Donald Trump ha scelto ancora una volta la via della provocazione. Durante l’incontro con il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, il tycoon ha brandito uno screenshot che, a suo dire, documentava le violenze contro gli agricoltori bianchi in Sudafrica. Peccato che l’immagine, stampata su carta e mostrata con enfasi, fosse tratta da un video girato in realtà nella Repubblica Democratica del Congo dall’agenzia Reuters e pubblicato lo scorso febbraio.

«Non c’è nessun genocidio», ha ribattuto Ramaphosa, che ha definito la tesi di Trump priva di fondamento. Il presidente sudafricano, ex pupillo di Nelson Mandela e oggi alla guida della cosiddetta Nazione Arcobaleno, ha affrontato con pragmatismo l’ennesima prova di forza del suo omologo americano. Dopo tre ore di colloquio, è uscito dall’incontro apparentemente soddisfatto, tanto da concedersi persino «un ottimo dolce» nonostante la dieta. «È andata bene, Trump mi ha ascoltato», ha dichiarato, lasciando intendere di aver evitato il destino di Volodymyr Zelensky, bersagliato pubblicamente nello stesso luogo pochi giorni prima.

La stampa sudafricana ha commentato con ironia il vertice, ribattezzato da alcuni «il summit delle salsicce boere», in riferimento al barbecue organizzato per l’occasione. «Cyril sopravvive al circo», ha titolato il Mail & Guardian, mentre il Daily Maverick ha sottolineato come Ramaphosa non si sia lasciato «zelenskyzzare». Ma al di là delle battute, resta il fatto che la Casa Bianca, sotto l’attuale amministrazione, sembra sempre più un ring dove i leader stranieri vengono messi alla prova.

Quella del video falsato non è stata l’unica forzatura dell’incontro. Trump ha insistito nel descrivere una situazione di caos razziale in Sudafrica, sostenendo che «stanno seppellendo solo agricoltori bianchi», una narrazione che da anni circola in ambienti estremisti ma che non trova riscontro nei dati ufficiali. La scelta di utilizzare materiale fuorviante, però, solleva interrogativi sul metodo con cui vengono costruite certe argomentazioni, soprattutto quando a farne le spese è la credibilità di un intero paese.

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