Micaela Ramazzotti a “Belve”: «Le carte del divorzio? Perse nei fossi di Livorno»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’attrice, ospite della nuova stagione del programma di Francesca Fagnani, ha riacceso i riflettori sulla burrascosa separazione dal regista Paolo Virzì. «Mi portavo dentro un magone, ho passato momenti bui», ha confessato lei, rispondendo a quelle domande che, puntualmente, graffiano senza mai chiedere il permesso. Seduta su quello sgabello che ormai è diventato un marchio di fabbrica per la televisione italiana, l’interprete romana non si è sottratta al gioco serrato della conduttrice, anzi: ne ha approfittato per fornire la sua versione (ovviamente ironica e tagliente) di un passato sentimentale ormai finito in soffitta, o meglio, letteralmente disperso nelle acque livornesi. Perché, a quanto pare, l’ostacolo maggiore che oggi si para davanti ai suoi progetti nuziali con il nuovo compagno non è di natura sentimentale, ma squisitamente burocratica.

Un divorzio finito in mare e le stranezze di una burocrazia che affoga

È stata proprio la battuta sui documenti smarriti a fare il giro del web ancor prima che la puntata andasse in onda, a riprova di come la macchina delle anticipazioni di “Belve” sia ormai oliata a meraviglia. «Le carte del mio divorzio? Non si trovano. Saranno sparite nei fossi di Livorno e da qui adesso saranno in mare», ha dichiarato la Ramazzotti con quel sorriso che lascia sempre intendere più di quanto le parole non dicano. E aggiungendo, quasi per scherzo ma neanche troppo, di volersi risposare se non fosse per questi intoppi pratici che tengono in sospeso la sua vita sentimentale. Un riferimento, il suo, che profuma di ironia verso quella città toscana che è anche la patria del regista Virzì, come a suggerire che la fine del loro rapporto sia un vero e proprio relitto inghiottito dalle onde. Del resto, come ha raccontato nella stessa intervista, la tristezza che l’ha accompagnata in quel periodo nasceva da una sensazione precisa: «La mancanza d’amore, l’essere disprezzata». Parole pesanti, che la Fagnani ha saputo estrarre con quella sua abilità nel tendere la corda senza mai spezzarla del tutto.

La lite al ristorante e il circoletto andato a fuoco

La conversazione, ovviamente, non poteva ignorare la celebre lite scoppiata in un locale romano alla presenza del nuovo compagno Claudio, un episodio che i giornali di cronaca rosa hanno raccontato come l’epilogo definitivo di una storia d’amore e professionalmente intensa. L’attrice, senza entrare nel merite di dettagli espliciti, ha liquidato l’accaduto come «una brutta figuraccia» -4, dimostrando però quella durezza che l’ha resa celebre sugli schermi. E quando la conduttrice le ha chiesto conto del famoso «circoletto» (leggi: l’ambiente esclusivo del cinema italiano), la Ramazzotti ha snocciolato una delle frasi più riuscite della serata: «La tessera ce l’avevo, ma ha preso fuoco!». Un modo per dire che, sì, è dentro quel mondo, ma a modo suo, bruciando le regole e le etichette che le sono state cucite addosso, a partire da quella di «donna svampita» che lei stessa ha confessato di aver talvolta interpretato nella vita reale per difendersi.

La poetica del format e il ritratto senza filtri della Fagnani

Se la Ramazzotti si è concessa così, il merito è anche (e soprattutto) della macchina narrativa di Francesca Fagnani. Il segreto di “Belve”, del resto, non sta tanto nella singola domanda scomoda, quanto nella costruzione di un’attesa che diventa essa stessa spettacolo. La strategia delle anticipazioni sui giornali e in rete – quelle che svelano il pezzo forte prima ancora che la puntata cominci – non uccide la curiosità; al contrario, la alimenta, perché lo spettatore arriva già preparato a cercare le sfumature, le esitazioni, lo sguardo dell’ospite nel momento in cui viene colpito a tradimento. Fagnani rompe la consuetudine dell’intervista compiacente e mira a un confronto serrato, asciutto e talvolta ironico, ma è in quel “talvolta” che sta la differenza tra una buona giornalista e una grande conduttrice. Non c’è giudizio, qui; solo la cronaca di un metodo che funziona.

Uno show che si rinnova (anche nei suoi silenzi)

La nuova edizione, partita con il piede giusto tra le confessioni della Ramazzotti, i racconti onirici di Amanda Lear e la presenza della giovane Zeudi Di Palma, cerca comunque di evitare la noia del déjà-vu. La produzione ha infatti aperto le porte ai cosiddetti “provini”, ovvero persone comuni che avranno il diritto di sedersi su quello stesso sgabello per raccontare le loro storie crude, lontane dai lustrini del cinema. Una scelta che allarga il respiro del programma, evitando che diventi una semplice passerella per vip in cerca di pubblica assoluzione. Nel frattempo, gli appassionati del genere sanno già che al termine di questa stagione standard ci sarà spazio per “Belve Crime”, lo spin-off dedicato a vicende giudiziarie e di cronaca nera, dove il racconto diventa ancora più asciutto e la parola “domanda” assume il peso di un atto d’accusa. Ma questa è un’altra storia, che si aggiungerà a un palinsesto televisivo dove, finalmente, il silenzio imbarazzato di un ospite vale più di mille risposte preparate a tavolino.

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