Ex Ilva, rimossi i blocchi a Taranto: sindacati in attesa del tavolo a Palazzo Chigi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono stati rimossi a Taranto i blocchi stradali che erano stati avviati nell'ambito della mobilitazione contro i licenziamenti collettivi annunciati per 2500 lavoratori dell'indotto ex Ilva. La decisione è stata assunta dopo l'incontro a Palazzo di Città con il sindaco Piero Bitetti durante il quale c'è stata una interlocuzione con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. I sindacati attendono la convocazione di un confronto domani a Palazzo Chigi.

La mobilitazione e lo sciopero di 24 ore

La protesta era scattata dopo l'assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto, dalle 9 di oggi sino alle 7 di domani. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte, con un blocco annunciato anche sulla statale in direzione Bari. «Sia chiaro - sottolineano i sindacati nella comunicazione di sciopero - che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori». La mobilitazione è contro il rischio di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai, legato alla fermata dell'area a caldo dello stabilimento entro fine ottobre, disposta dalla Corte d'Appello di Milano.

La decisione dei giudici di Milano

La Corte d'Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, era stato disposto il blocco dell'area a caldo dello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto, che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l'istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di Acciaierie d'Italia e dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria.

Nelle motivazioni si legge che «il bilanciamento tra i contrapposti interessi costituzionali non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute» e che nel conflitto tra il diritto all'esercizio dell'attività d'impresa e quello dei cittadini alla salute «non può che prevalere quest'ultimo».

Le parole del sindaco Bitetti

«Taranto non può essere lasciata sola e sui lavoratori non possono ricadere responsabilità, ritardi e mancate decisioni». Lo ha dichiarato il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dopo l'incontro a Palazzo di Città con sindacati e lavoratori dell'indotto ex Ilva. «Parliamo della dignità di lavoratori - ha sottolineato Bitetti - e padri di famiglia preoccupati di non riuscire a garantire il reddito ai propri cari. Se questa città viene lasciata sola, ci sarà un problema di tenuta sociale».

Per il sindaco servono «tempi certi sulle attività da avviare e sugli investimenti necessari a compensare gli inevitabili esuberi, ma soprattutto per creare occupazione, sviluppo e serenità».

La richiesta di un tavolo interministeriale

Bitetti ha riferito di un'interlocuzione con il sottosegretario Alfredo Mantovano, in vista del tavolo Governo-sindacati annunciato per domani a Palazzo Chigi. «Sono certo - ha detto - che l'impegno sarà mantenuto. Tra i temi da affrontare ci sarà anche il ritiro dei licenziamenti». Il sindaco ha poi ribadito la necessità di un tavolo interministeriale: «La questione Taranto non può riguardare soltanto il Mimit. Devono contribuire anche gli altri ministeri, perché la città non può essere lasciata sola».

Sulla chiusura dell'area a caldo, Bitetti ha osservato che appare «ormai inevitabile», occorre quindi lavorare «sulle alternative industriali, dal porto alle energie rinnovabili, dall'eolico offshore alla riqualificazione degli impianti e delle aree disponibili». «La bomba sociale - ha concluso - riguarda la perdita di reddito e dignità dei lavoratori, ma anche l'impoverimento dell'intero tessuto economico, dal commercio al terziario, fino al porto, il cui fatturato è ancora in gran parte legato all'ex Ilva».

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