Pellizzari vince per distacco al Tour of the Alps e si prende la maglia verde tra lacrime e dedica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è soltanto una volata, né l’ennesimo arrivo in gruppo. Giulio Pellizzari, il 22enne passista-scalatore marchigiano della Red Bull-BORA-hansgrohe, ha trasformato la seconda tappa del Tour of the Alps 2026 in un atto di forza solitaria, imponendosi per distacco – circostanza piuttosto rara su queste rampe – al termine dei 147,5 chilometri che da Telfs hanno condotto il plotone fino a Val Martello. Il corridore, originario del camerte, ha così indossato la maglia verde di leader della classifica generale, lasciando alle sue spalle l’olandese Thymen Arensman (INEOS Grenadiers) e l’altro azzurro Mattia Gaffuri (Team Picnic-PostNL). Proprio Gaffuri, va detto, aveva animato la fuga di giornata, tenendo a battesimo la salita finale con una pendenza media dell’8% prima di essere riassorbito dal gruppo dei migliori, dove spiccavano nomi come Bernal, Finn e lo stesso Arensman.

Eppure, a rendere memorabile l’impresa non è stata solo la prestazione fisica. Sul traguardo altoatesino, terra che un tempo vide le gesta di Gustavo Thoeni, Pellizzari ha squarciato il silenzio con un urlo liberatorio, subito seguito da un pianto dirompente, incontrollabile. «Per Stefano che non c’è più…»: questa la dedica, un grido che arrivava da 203 giorni di attesa, da una promessa trattenuta a lungo e finalmente sciolta in quel rettilineo finale. Il giovane marchigiano, le gambe di ferro e il cuore in gola, non ha voluto né potuto trattenere l’emozione, consegnando alla cronaca un gesto crudo, lontano dai rituali patinati del ciclismo moderno.

Una tripletta di maglie e una classifica da gestire

Con questo successo – il più netto della sua giovane carriera – Pellizzari non si è limitato a vestire il simbolo del primato in generale. Il corridore della formazione tedesca si è preso anche la maglia rossa della classifica a punti e, come spesso gli accade in questi primi anni da professionista, quella bianca di miglior giovane. Una tripletta che racconta di una superiorità espressa sui tornanti più duri, dove nessuno ha saputo reggere il suo ritmo. Arensman, pur piazzandosi secondo, ha accusato un distacco che non lascia spazio a recriminazioni tattiche, mentre Gaffuri – ripreso solo sull’ultima asperità – ha dovuto cedere il sogno della tappa a chi, quella salita, l’ha interpretata come un’estensione della propria volontà.

Il transito sull’Altopiano della Paganella nella terza tappa

Domani, mercoledì 22 aprile 2026, il “Tour of the Alps” si appresta ad affrontare la sua frazione più lunga: 174,5 chilometri da Laces (BZ) ad Arco (TN). Un tracciato che attraverserà gran parte della Valle di Non, interessando la viabilità statale e provinciale dal Castellaz fino alla Rocchetta – percorrendo la destra Noce – per poi inerpicarsi sull’Altopiano della Paganella. Qui i corridori toccheranno i paesi di Spormaggiore, Cavedago, Andalo e Molveno, prima di proseguire in discesa verso San Lorenzo Dorsino. Una tappa, questa, che per conformazione potrebbe favorire nuovi attacchi da lontano, anche se il vero banco di prova sarà capire se Pellizzari, da leader, vorrà gestire o invece colpire ancora.

La cronaca nera del pedale: vittorie che diventano promesse

Non c’è, in questa storia, alcun dettaglio esplicito di fatti di sangue o violenza di strada. Eppure la dedica di Pellizzari («Per Stefano che non c’è più…») apre una ferita che appartiene alla sfera privata e che il corridore ha scelto di rendere pubblica nel momento più alto della sua corsa. Le lacrime di Val Martello, quelle che nessuna telecamera ha potuto ignorare, raccontano di un lutto recente – 203 giorni esatti – e di un patto mantenuto sull’asfalto. Gli inquirenti, in casi simili, parlano talvolta di «morte che interrompe una relazione significativa»; qui, però, il ciclista ha trasformato il dolore in slancio, senza bisogno di verbali o rinvii a giudizio. Solo una maglia verde che pesa come una promessa, e un urlo che ancora riecheggia tra le montagne dell’Alto Adige.

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