Costa pugliese, un patrimonio che si sgretola: dal Salento al Gargano è allarme erosione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il rumore sordo della roccia che cede, inghiottita dal mare, ha squarciato la quiete di San Valentino a Melendugno, ma il suo eco continua a riverberare lungo l'intero perimetro costiero pugliese. La scomparsa dell’Arco degli Innamorati, a Torre Sant’Andrea, non è un episodio isolato, bensì il sintomo più evidente di un malessere geologico profondo che attanaglia falesie e scogliere, un processo inarrestabile che la comunità scientifica osserva con rassegnata consapevolezza. Se il presidente della Regione, Antonio Decaro, nel corso del sopralluogo effettuato insieme al sindaco Maurizio Cisternino, ha parlato di ferita per l’identità collettiva e di attrattore turistico perduto, ammettendo tra l’altro che i precedenti interventi su quel tratto di litorale non sono serviti a prevenire il cedimento, dall’altra parte la riflessione del geologo Mario Tozzi appare ancor più radicale e, per certi versi, impopolare -1-2.
“Indietreggiare per tutelare”, la lezione di Tozzi di fronte all’inesorabile avanzata del mare
Ricercatore per l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche, Tozzi non usa mezzi termini nell’analisi di quanto accaduto: «Quell’arco prima o poi sarebbe crollato comunque, così come si è formato», ha spiegato, sottolineando la natura intrinsecamente dinamica di una linea costiera modellata da agenti atmosferici e mareggiate, la cui violenza è oggi amplificata dalla crisi climatica -1. Il suo ragionamento, lucido e privo di retorica, sposta il baricentro del dibattito dalla difesa a oltranza del fronte roccioso a un concetto di tutela che implica una ritirata strategica: «Vivere un passo dietro la costa, non sul limite. Tutelarlo significa indietreggiare, rimuovere il cemento, evitare opere di difesa a macchia di leopardo che creano danni maggiori e spostano il problema» -1. Un’idea, la sua, che va in netta controtendenza rispetto alla richiesta di interventi massicci di consolidamento, i quali, qualora realizzati con chiodi e colate di cemento, finirebbero per snaturare la bellezza selvaggia di quegli stessi scenari che si intenderebbe proteggere.
L’apprensione, intanto, si è spostata più a nord, lungo le scogliere del Gargano, dove un altro gigante di pietra mostra segni di cedimento preoccupanti. L’Arco di Diomede, che con la sua mole calcarenitica abbraccia il mare nella celebre Baia delle Zagare, nel territorio di Mattinata, è al centro di un nuovo allarme lanciato da Italia Nostra -3. L’associazione ambientalista, citando uno studio geologico risalente al 2022, denuncia come il pilone portante del faraglione risulti «paurosamente assottigliato» dall’erosione alla base, tanto da far temere che il destino possa essere lo stesso del fratello salentino -3. «I simboli del Gargano hanno i mesi, forse i giorni contati», scrivono in una lettera aperta i membri dell’associazione, criticando quello che definiscono il silenzio della politica e l’esclusione di quel sito dai recenti finanziamenti regionali per la messa in sicurezza, i quali, per un ammontare di circa 16 milioni di euro, sono stati invece destinati ad altre località -5.
D’altronde, le sculture naturali modellate dal vento e dall’acqua, quelle che la scrittrice Gabriella Genisi ha reso celebri facendole da sfondo alle avventure del suo personaggio, il maresciallo Chicca Lopez, sembrano destinate a sparire una dopo l’altra. Il richiamo letterario ai faraglioni di Sant’Andrea, descritti nei romanzi come luogo incantato dove la protagonista da bambina trascinava i nonni all’alba per tuffarsi, rende l’idea di quanto il legame tra comunità e paesaggio sia visceralmente profondo. E se nel Salento la conta dei monumenti naturali a rischio è lunga, dal Ciolo a Santa Cesarea Terme fino ad altri archi minori, sul versante garganico, oltre a Diomede, anche Vignanotica e l’Architello di San Felice sono monitorati con crescente apprensione -8. Fenomeni, questi, che i geologi definiscono inesorabili: il corso della natura non può essere fermato con provvedimenti tampone, ma solo, al più, assecondato con precauzioni che garantiscano l’incolumità pubblica, specialmente in vista dell’estate quando l’afflusso di turisti in quegli scorci suggestivi si fa massiccio.




