Rabbia e dolore a Kocani dopo la strage in discoteca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La città di Kocani, in Macedonia del Nord, è attraversata da un’ondata di rabbia e dolore dopo l’incendio che nella notte tra sabato e domenica ha devastato la discoteca Pulse, causando la morte di 59 persone e lasciando oltre 160 feriti. Tra le vittime, molte delle quali giovani, spicca la figura di Andrej Lazarov, calciatore del FC Shkupi, morto a soli 25 anni mentre cercava di salvare altre vite. La sua morte, definita eroica, ha aggiunto un ulteriore strato di tragedia a una vicenda che ha scosso non solo la comunità locale, ma l’intero Paese.

L’incidente, avvenuto durante una festa in cui si esibiva il famoso gruppo hip-hop DNK, ha rapidamente assunto i contorni di una strage, con le fiamme che si sono propagate in modo incontrollabile, intrappolando decine di persone. Le indagini sono ancora in corso, ma le prime ipotesi puntano il dito su possibili negligenze nella gestione della sicurezza del locale. Tra gli arrestati figura anche il proprietario della discoteca, la cui identità è stata al centro delle proteste scoppiate lunedì.

Centinaia di cittadini, infatti, hanno manifestato davanti al Municipio di Kocani, una cittadina di circa 30.000 abitanti, chiedendo giustizia per le vittime. La rabbia, inizialmente contenuta in un raduno pacifico, è rapidamente degenerata. I manifestanti, al grido di “Assassini”, hanno preso d’assalto un bar e un’auto di proprietà del titolare del Pulse, distruggendoli. Non solo: hanno anche rimosso una telecamera di sorveglianza dal palazzo comunale e lanciato pietre e uova contro le finestre, mentre altri si sono diretti verso l’abitazione del sindaco, segno di una tensione che non accenna a placarsi.

La protesta, che ha visto anche il rovesciamento di auto e il lancio di oggetti contro la sede di un’azienda legata al proprietario del locale, riflette un malcontento profondo verso quelle che vengono percepite come responsabilità istituzionali e imprenditoriali. La distruzione del bar e dei beni del proprietario del club non è stata solo un atto di vandalismo, ma un gesto simbolico di accusa verso chi, secondo i manifestanti, avrebbe potuto evitare la tragedia.

Intanto, la città rimane in lutto. Le immagini delle fiamme che hanno inghiottito la discoteca, i racconti dei sopravvissuti e il numero impressionante di vittime hanno lasciato un segno indelebile. La morte di Lazarov, in particolare, ha colpito l’opinione pubblica, trasformando il giovane calciatore in un simbolo di coraggio e sacrificio. La sua squadra, il FC Shkupi, lo ha ricordato con un commosso annuncio, sottolineando come il suo ultimo gesto sia stato quello di mettere a rischio la propria vita per salvare gli altri.

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