Il cordoglio del Genoa e del calcio italiano per la scomparsa di Mircea Lucescu
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Redazione Sport
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Il mondo del calcio, si sa, è spesso raccontato attraverso la cronaca dei risultati, delle vittorie e delle sconfitte; eppure, quando se ne va uno dei suoi più autentici “maestri”, il racconto cambia improvvisamente registro. È quanto accaduto nelle scorse ore, dopo la notizia della morte di Mircea Lucescu, tecnico rumeno di 80 anni il cui cuore – nonostante una carriera spesa a sfidare il tempo e le geografie del pallone – ha ceduto a pochi giorni da un infarto che non è riuscito a superare. A dare il primo, misurato annuncio del lutto, se così si può definire in un’epoca in cui i social spesso anticipano i comunicati ufficiali, è stato il Genoa attraverso una nota diffusa sui propri canali. Il presidente Dan Șucu, insieme al consigliere Răzvan Raț, ha voluto esprimere a nome dell’intero consiglio di amministrazione «la più affettuosa vicinanza e sentite condoglianze alla famiglia Lucescu e alla Federcalcio romena», definendo il compianto ct una «gloria del football internazionale» e un «cultore dei più autentici ideali sportivi e umani».
Un “mago” giramondo fermato dalla Turchia di Montella
Lucescu, che molti avevano soprannominato il “mago” per la sua capacità di rigenerare squadre apparentemente al capolinea, custodiva fino all’ultimo un sogno preciso: chiudere la propria straordinaria carriera guidando la Romania ai prossimi Mondiali. Quel sogno, però, si è infranto contro la Turchia di Vincenzo Montella, avversaria nelle semifinali dei play-off europei di qualificazione. Lo stesso Lucescu, nonostante precarie condizioni di salute già evidenti in quei giorni, aveva scelto di sedersi in panchina per l’ultima, disperata chance di portare la sua nazionale in America. La sconfitta del 26 marzo – subita proprio contro una Turchia che lui stesso aveva guidato dal 2017 al 2019 – ha sancito l’eliminazione e, di fatto, decretato il suo esonero. Un esonero che, a posteriori, appare oggi come l’ultimo atto di una carriera fatta di valanghe di trofei e, inevitabilmente, di qualche flop importante.
Il cordoglio del Torino e il ricordo delle panchine italiane
Non solo Genoa, naturalmente. Il presidente Urbano Cairo e l’intero Torino Football Club hanno fatto pervenire un messaggio altrettanto sentito, ricordando come Lucescu abbia lasciato un’impronta indelebile anche sul calcio italiano. Fu lui, d’altronde, a sedere sulle panchine di Pisa, Brescia, Reggiana e persino dell’Inter, in un’epoca in cui la Serie A era ancora il campionato più competitivo del mondo. Nel comunicato del club granata, viene sottolineata l’eleganza e la signorilità del suo modo di intendere il calcio, quasi un’arte più che un mestiere: «Maestro di calcio sempre elegante e signorile, uno degli allenatori più titolati nella storia del nostro sport». Una definizione, quest’ultima, che difficilmente suona come un’esagerazione, se si considera che Lucescu ha collezionato successi in Ucraina (con lo Shakhtar Donetsk), in Turchia, in Russia e naturalmente in patria.
Il rispetto di Calhanoglu per un avversario che fu anche maestro
Tra i tanti messaggi di cordoglio, spicca per sincerità quello di Hakan Calhanoglu, il regista dell’Inter che proprio contro la Romania di Lucescu ha giocato quella decisiva gara di playoff. «Ti ricorderò con rispetto e gratitudine», ha scritto il calciatore turco, il quale già nei giorni precedenti la sfida aveva speso parole al miele per l’ex ct della sua nazionale. Un rapporto, quello tra Calhanoglu e Lucescu, che trascende la singola partita: il tecnico rumeno lo aveva lanciato e valorizzato nel periodo in cui sedeva sulla panchina della Turchia, tra il 2017 e il 2019, e la gratitudine del giocatore è oggi il segno più tangibile di un’eredità che non si misura solo in trofei. Lucescu, in fondo, è morto come aveva vissuto: inseguendo un traguardo (i Mondiali) fino all’ultimo respiro, senza mai chiedere sconti né al destino né agli avversari.




