Maturità 2026, il divario Nord-Sud si allarga: Campania regina delle lodi, Piemonte fanalino di coda
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Redazione Interno
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I dati diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito dipingono un quadro a tinte forti per quanto riguarda gli esiti della Maturità 2026. Se da un lato la percentuale di promossi sfiora il 100% – esattamente il 99,8% dei 530mila candidati che hanno sostenuto le prove ha ottenuto il diploma – dall'altro l'analisi dei voti più alti rivela un'abissale differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, riaprendo un dibattito che sembrava sopito ma che in realtà non ha mai smesso di dividere il mondo della scuola. Il numero complessivo dei diplomati con lode è di 14.123, pari al 2,9% del totale degli studenti, e segna un incremento di oltre 300 unità rispetto all'anno scolastico precedente. Eppure, è la distribuzione geografica di queste eccellenze a lasciare senza parole: oltre la metà delle menzioni di merito è concentrata nelle regioni meridionali, mentre al Settentrione i numeri crollano drasticamente.
Il dominio del Sud: Campania, Puglia e Sicilia sul podio
La Campania guida la classifica con un numero impressionante di lodi: ben 3.018 studenti hanno ottenuto il massimo dei voti, un dato che rappresenta il 4,4% dei maturandi della regione. Subito dietro, con percentuali addirittura più alte in termini relativi, si piazzano la Puglia e la Calabria, entrambe al 6,1% di lodi sul totale dei candidati. La Puglia conta 2.104 diplomati con lode, mentre la Calabria si ferma a 1.042, ma il rapporto con il numero di studenti è comunque molto alto. La Sicilia, con 1.928 lodi (4,7%), e il Lazio, con 1.165, completano la rosa delle regioni che trainano il dato statistico nazionale. Per comprendere appieno il divario, basta guardare i numeri della Lombardia, che nonostante sia una delle regioni più popolose d'Italia, ha registrato appena 760 lodi, pari all'1% dei suoi studenti.
Il paradosso del Piemonte: voti bassi ma competenze alte
Il caso del Piemonte è emblematico e alquanto controverso. La regione si posiziona al sedicesimo posto su venti per numero di lodi, con soli 491 studenti che hanno ottenuto il 100 e lode, pari a una percentuale dell'1,6%. Una performance decisamente al di sotto della media nazionale che si attesta al 4,1%. Eppure, i dirigenti scolastici torinesi interpellati da La Stampa respingono al mittente l'idea che gli studenti piemontesi siano meno preparati.
Franco Francavilla, preside del liceo classico D'Azeglio di Torino, ha dichiarato che la spiegazione è "abbastanza semplice", attribuendo la disparità a un diverso approccio valutativo: al Sud si tenderebbe ad assegnare voti più alti, mentre al Nord vige un "rigorismo" a volte persino eccessivo. A sostegno di questa tesi, viene portato il confronto con le prove Invalsi: qui il Piemonte è la settima regione d'Italia per risultati, con il 58% degli studenti che raggiunge le competenze adeguate in Italiano, a fronte del 45% della Calabria.
Un paradosso che fa riflettere e che i presidi definiscono "un cortocircuito" nei criteri di valutazione.
La selezione avviene prima o il sistema è troppo indulgente?
Di fronte a questi numeri, il dibattito si divide in due correnti di pensiero contrapposte. C'è chi difende la scuola italiana, sostenendo che il 99,8% di promossi sia un dato fisiologico, in quanto chi arriva all'esame di Stato ha già superato il setaccio dell'ammissione e cinque anni di studio. In quest'ottica, la maturità rappresenterebbe più un coronamento che un vero e proprio esame di selezione. Dall'altro lato, però, c'è chi vede in questa quasi promozione generalizzata la prova di un sistema ormai incapace di selezionare i meriti, che manda avanti tutti indistintamente.
Un'analisi pubblicata dal Corriere della Sera sottolinea come la metà dei 100 e lode sia concentrata in regioni che, stando alle prove Invalsi, non sono certo le più virtuose. La domanda che molti si pongono è se sia possibile che in un singolo istituto, come in alcuni licei di Milano, i voti siano perlopiù bassi e ci siano addirittura bocciature, mentre al Sud le lodi piovano a decine.
Licei e tipologia di scuola: un altro fattore determinante
A influire pesantemente sul risultato finale non è solo la latitudine, ma anche l'indirizzo di studi scelto. I licei si confermano il serbatoio delle eccellenze: i maturandi del liceo classico hanno ottenuto l'8% delle lodi totali, mentre lo scientifico si ferma al 6,1%. In generale, il 4,3% dei liceali ha ottenuto il massimo riconoscimento, contro l'1,6% degli istituti tecnici e lo 0,7% dei professionali.
Un dato, questo, che potrebbe parzialmente spiegare il divario Nord-Sud, poiché statisticamente al Sud la percentuale di studenti che frequenta i licei è più alta che al Nord, ma non basta a giustificare uno scarto così ampio. La frattura tra una scuola che premia la conoscenza teorica e una che invece valuta competenze più pratiche sembra quindi essere un altro tassello di un mosaico complesso, che disegna un'Italia scolastica sempre più divisa in due, dove il valore del titolo di studio rischia di non essere più uniforme su tutto il territorio nazionale.
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