Bonus moto e furgoni 2026, il dpcm è legge: ecco dove finiscono i nuovi fondi automotive
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Redazione Economia
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Il governo ha ufficialmente sbloccato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) per il settore automotive, un provvedimento atteso da quasi un anno che mette sul piatto una dotazione complessiva di un miliardo e 343 milioni di euro. La cifra, che supera di circa 250 milioni le previsioni iniziali, non rappresenta un classico bonus a pioggia per l’acquisto di auto private, bensì un intervento strutturale pensato per ridisegnare le sorti di una filiera industriale messa in difficoltà dalla transizione ecologica e dalla concorrenza asiatica.
L’obiettivo dichiarato dal ministro delle Imprese è duplice: sostenere gli investimenti produttivi, la ricerca e lo sviluppo attraverso grosse fette di budget destinate alle aziende, e offrire al contempo un sostegno mirato alla mobilità sostenibile, con una particolare attenzione ai veicoli commerciali e alle due ruote.
Una svolta industriale da 1,3 miliardi
Osservando la ripartizione dei fondi, si comprende immediatamente la strategia dell’esecutivo. Oltre il 70% delle risorse, pari a circa 940 milioni, viene infatti incanalato verso il tessuto produttivo, lasciando ad altri capitoli il compito di agevolare la domanda dei consumatori. Questa tranche maggioritaria alimenterà strumenti come gli “Accordi per l’innovazione”, i “Contratti di sviluppo” e i nuovi “Mini contratti di sviluppo”.
Quest’ultimi, in particolare, sono stati concepiti per abbassare la soglia di accesso ai finanziamenti, permettendo anche alle piccole e medie imprese della componentistica di partecipare alla corsa verso l’elettrico e il software. Si tratta, in sostanza, di un piano che punta a ricostruire la competitività interna partendo dalle fabbriche, un approccio che rovescia la logica dei vecchi ecobonus spesso criticati per la loro frammentarietà.
Gli incentivi per furgoni e la mobilità leggera
Per quanto riguarda i cittadini e le imprese di trasporto, il dpcm riserva una fetta del restante 30% del plafond. Circa 180 milioni di euro sono stati stanziati specificatamente per il rinnovo dei veicoli commerciali leggeri, ovvero quelli classificati nelle categorie N1 (fino a 3,5 tonnellate) e N2 (fino a 12 tonnellate).
Una boccata d’ossigeno fondamentale per artigiani, corrieri e piccole imprese logistiche, il cui parco mezzi è spesso vecchio e inquinante; l’incentivo, gestito tramite la piattaforma Ecobonus, arriva direttamente in fattura sotto forma di sconto da parte del concessionario, a patto che si rispettino i limiti di prezzo e, nella maggior parte dei casi, si proceda alla rottamazione di un vecchio mezzo. Parallelamente, il comparto delle due ruote riceve una dotazione di 90 milioni, destinati all’acquisto di ciclomotori, motocicli e quadricicli elettrici o ibridi.
Anche in questo caso, il meccanismo operativo è analogo: ci si rivolge a un venditore abilitato, che prenota il contributo sulla piattaforma ministeriale e applica lo sconto sul prezzo del veicolo, con una percentuale che può arrivare fino al 40% del valore se si rottama un vecchio mezzo.
Noleggio sociale e il nodo del tavolo di luglio
Tra le misure più innovative del decreto spicca il “leasing sociale”, un programma sperimentale da 50 milioni destinato a persone fisiche con Isee non superiore a 30mila euro. L’agevolazione, che promuove il noleggio a lungo termine di veicoli a basse emissioni, è strettamente legata alla rottamazione di un’auto fino alla classe Euro 4 e mira a facilitare l’accesso alla mobilità nuova per le fasce di reddito più deboli, senza però caricare il nucleo familiare dell’onere dell’acquisto diretto.
Non mancano poi fondi minori ma significativi come i 68 milioni per l’installazione di colonnine di ricarica domestiche e i 20 milioni per la riconversione a Gpl o metano (retrofit) di auto già circolanti. Mentre i decreti attuativi entrano nel vivo, il ministero ha convocato per il prossimo 14 luglio il Tavolo nazionale automotive. L’incontro, che si terrà a Roma alla presenza dei sindacati, delle associazioni di categoria (Anfia su tutte) e dei vertici di Stellantis, arriva in un clima di scetticismo diffuso.
L’obiettivo ufficiale è trovare una strategia condivisa per la produzione interna, sebbene l’ennesima riunione – per quanto necessaria – rischi di scontrarsi con la cronica difficoltà del settore a trasformare gli annunci in fatti concreti sul territorio, soprattutto alla luce del taglio temporaneo di 250 milioni effettuato a fine 2025 per far fronte all’emergenza caro-carburanti.




