Valanga a Ischgl: travolto uno sciatore fuoripista, i soccorsi recuperano il Corpo
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Redazione Esteri
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Il silenzio delle montagne sopra Ischgl, nel Tirolo austriaco, è stato spezzato da una tragedia che si è consumata nel giro di pochi, drammatici istanti. Una valanga a lastroni, un muro di neve di circa sessanta metri di larghezza, si è staccato da un pendio a duemilacinquecento metri di quota, non lontano dalla pista servita dall’impianto di risalita Pardatschgratbahn, travolgendo uno sciatore che aveva scelto di avventurarsi in un itinerario fuoripista. L’evento, pur avvenuto nel pomeriggio di giovedì, è rimasto ignoto fino al mattino seguente, quando la mancata ricomparsa dell’uomo al proprio alloggio ha fatto scattare l’allarme, spingendo i parenti a segnalarne la scomparsa alla polizia di Kappl. La scoperta del cellulare dimenticato in camera e l’assenza degli sci dal deposito hanno immediatamente fatto presagire il peggio, attivando una complessa macchina dei soccorsi nella vasta area della valle di Paznaun.
Le operazioni di ricerca sul pendio
Sul posto, dove la slavina aveva lasciato una chiara cicatrice lunga una novantina di metri, si sono concentrate le squadre della polizia alpina e del soccorso alpino, coadiuvate da un’unità cinofila, in un’operazione di perlustrazione su vasta scala resa urgente dal timore che altre persone potessero essere coinvolte. I soccorritori, procedendo con meticolosa cautela in un ambiente ancora instabile, hanno individuato un primo indizio: un bastoncino da sci che emergeva dal denso manto nevoso. Quel segnale, sebbene flebile, ha guidato le successive manovre di scavo, culminate nel ritrovamento del della vittima, la cui identità le autorità hanno deciso per il momento di non divulgare. Il recupero, avvenuto nella giornata di venerdì, ha purtroppo confermato i timori, mettendo fine alle ricerche per quell’uomo mentre proseguono, sebbene con minore urgenza, i controlli per escludere categoricamente la presenza di altri dispersi nella zona.
La dinamica dell’incidente e il contesto
La dinamica dell’accaduto, che si inserisce nel novero degli incidenti in montagna che ogni inverno segnano le Alpi, presenta elementi di particolare riflessione, a partire dal lasso di tempo intercorso tra il distacco della valanga e la sua scoperta. È noto, del resto, come le condizioni del manto nevoso, specialmente dopo perturbazioni significative, possano generare lastroni pericolosi e poco coesi, pronti a cedere sotto il peso di un singolo sciatore, il quale, trovandosi in un’area non controllata e non battuta dalle squadre delle stazioni, si espone a rischi difficilmente calcolabili. Quel che accade in questi frangenti, spesso, è affidato alla sola fortuna, poiché il tempo di sopravvivenza sepolti sotto la neve è estremamente limitato e la rapidità degli interventi risolutiva.
Le indagini e gli accertamenti in corso
Le autorità competenti hanno avviato le consuete indagini per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e le circostanze che hanno portato al distacco della valanga, esaminando nello specifico le condizioni nivologiche del versante al momento del passaggio dello sciatore. Se da un lato, infatti, l’escursione fuoripista rappresenta una scelta personale che comporta un’assunzione di responsabilità, dall’altro la gestione del territorio e l’informazione sui pericoli oggettivi restano capisaldi della prevenzione, sui quali le inchieste giudiziarie tendono a concentrarsi. I rilievi tecnici, per i quali non si esclude il ricorso a perizie di esperti, serviranno a stabilire ogni dettaglio utile, senza che ciò possa in alcun modo restituire la vita persa tra quella neve, che qualcuno ha descritto come un muro improvviso e implacabile.




