Stellantis e Dongfeng, l’asse d’acciaio si rinsalda: quattro nuovi suv tra Jeep e Peugeot made in Wuhan dal 2027

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’industria automobilistica, si sa, è un campo minato dove le alleanze di ieri possono trasformarsi nelle rivalità di domani; eppure, c’è chi sceglie la via opposta, quella della cooperazione lunga decenni. Stellantis e il gruppo cinese Dongfeng, legati da un filo rosso che si dipana da trentaquattro anni, hanno deciso di scrivere un nuovo capitolo della loro storia comune. Un capitolo che, a guardare i numeri, pesa non poco: un miliardo di euro di investimenti per rilanciare la joint venture Dongfeng Peugeot Citroën Automobile (Dpca), con sede a Wuhan, dove la produzione riprenderà slancio a partire dal 2027.

Cosa uscirà dalle linee di montaggio dell’impianto di Wuhan? Quattro modelli, per l’esattezza, tutti a nuova energia (Nev, nel gergo del settore), perché la transizione – checché se ne dica – non è più una scelta ma un’imposizione di mercato. Due saranno firmati Peugeot, gli altri due porteranno il marchio Jeep; questi ultimi, in particolare, si presenteranno come fuoristrada Nev, un segmento in cui la casa americana (oggi sotto l’ombrello di Stellantis) ha storicamente dettato legge. Ma c’è un dettaglio che cambia le carte in tavola: i modelli non resteranno confinati entro i confini della Cina.

Dall’export al mercato interno, la doppia anima dell’accordo

L’intesa, infatti, prevede una duplice destinazione. Da un lato, i consumatori cinesi potranno acquistare queste vetture – una mossa, questa, che rilancia la presenza del gruppo italo-francese in un mercato dove le marche locali, dalla BYD alla Geely, hanno ormai scavato un solco profondo. Dall’altro lato, e forse è questo l’aspetto più rilevante per gli stabilimenti europei, i quattro modelli saranno destinati anche all’esportazione verso i mercati internazionali. Una scelta, quest’ultima, che suona come una dichiarazione di intenti non troppo velata: se non puoi battere i costruttori cinesi sul loro terreno, tantomeno sul costo del lavoro e sulla velocità di sviluppo, allora tanto vale allearti con loro e usarne le fabbriche come piattaforma globale.

Un miliardo per rimettere in moto Dpca, tra passato e futuro

L’investimento da un miliardo di euro, va detto, non è un semplice tampone. Serve a riattivare la joint venture Dpca, che negli ultimi anni aveva vissuto una fase di stallo, complice anche il disimpegno temporaneo di Stellantis dal mercato cinese (si ricordi la chiusura della produzione in loco per alcuni marchi, una scelta poi parzialmente rivista). A firmare l’accordo sono stati i vertici del gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa, che con questo movimento allarga nuovamente il perimetro orientale delle operazioni. Dongfeng, dal canto suo, mette a disposizione la sua infrastruttura e la sua capillare rete di fornitori locali, un vantaggio competitivo che nessun costruttore occidentale può più permettersi di ignorare.

Wuhan torna al centro, e l’export diventa arma strategica

Lo stabilimento di Wuhan, già culla di molte Citroën e Peugeot vendute in Asia, diventa così un hub a tutti gli effetti. La scelta del 2027 come data di inizio produzione non è casuale: lascia il tempo necessario per adeguare le linee ai nuovi modelli Nev, formare il personale e, soprattutto, organizzare le catene logistiche per l’export. Peugeot e Jeep, due marchi dal Dna molto diverso – la prima più urbana e “europea”, la seconda più avventurosa e legata al fuoristrada – condivideranno quindi la stessa piattaforma di base e lo stesso stabilimento. Un azzardo o una scommessa? I fatti diranno. Per ora, resta l’annuncio di un’alleanza che, lungi dall’essere un semplice riavvicinamento, sembra voler dettare nuove regole: quelle di un’industria dove i confini geografici contano sempre meno e le fabbriche cinesi producono per il mondo intero, anche per marchi nati a Torino o a Parigi.

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