Il “silenzio” delle armi a Hormuz: Trump sospende il Project Freedom dopo l’attacco alla petroliera

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato nella giornata di mercoledì 6 maggio un’operazione militare mirata nel Golfo di Oman, circostanza che ha visto protagonista una petroliera battente bandiera iraniana. Il mezzo, identificato come “Hasna”, stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti della Repubblica islamica; circostanza, quest’ultima, verificatasi nonostante l’attuale regime di tregua che, seppur fragile, dovrebbe tenere lontani i due paesi da un’escalation immediata. Secondo quanto reso noto dallo stesso comando su X, un aereo decollato dalla portaerei “Uss Abraham Lincoln” – attualmente schierata nella regione – ha aperto il fuoco dopo che l’equipaggio della nave non ha ottemperato ai ripetuti avvertimenti, riuscendo a “neutralizzare il timone” della petroliera. L’azione, che non ha comportato l’affondamento dell’unità né – stando alle prime ricostruzioni – vittime tra i marinai a bordo, aveva l’obiettivo specifico di deviare la rotta del natante; obiettivo che i vertici militari statunitensi hanno dichiarato pienamente raggiunto, sottolineando inoltre come il blocco navale, misura economica e strategica parallela ai raid dell’offensiva “Epic Fury”, rimanga “pienamente in vigore”.

Missili francesi e marinai filippini: l’incidente della “San Antonio”

Mentre il Pentagono procedeva alla neutralizzazione della petroliera nel Golfo, un’altra crisi umanitaria e diplomatica si consumava nello Stretto di Hormuz, teatro ormai quotidiano di attriti tra le potenze occidentali e le guardie della rivoluzione iraniane. Una nave portacontainer della compagnia di navigazione francese Cma Cgm, la “San Antonio”, è stata infatti colpita da un missile da crociera mentre transitava nell’area. La notizia è stata confermata dall’armatore, che ha parlato di danni strutturali alla nave e di un numero non meglio precisato di feriti tra i membri dell’equipaggio; persone che, secondo l’agenzia turca Anadolu, citata dai media internazionali, sarebbero cittadini filippini, nazionalità molto diffusa tra i marittimi del settore cargo globale. I feriti sono stati immediatamente evacuati per ricevere cure mediche, ma l’episodio solleva inevitabili interrogativi sulla reale tenuta del cessate il fuoco. Nonostante la gravità dell’attacco contro un’unità riconducibile a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron ha però scelto la linea della cautela, minimizzando l’incidente: la Francia non è stata “in alcun modo presa di mira”, ha fatto sapere l’Eliseo, sottolineando – forse come attenuante – che la “San Antonio” batteva bandiera maltese e non francese. Una posizione, quella del governo transalpino, che sembra dettata dalla volontà di non incendiare ulteriormente un fronte già surriscaldato, mentre la portaerei “Charles de Gaulle” attraversa il Canale di Suez per una postura che Parigi definisce esclusivamente “difensiva”.

La retromarcia a sorpresa di Trump su Truth

Se la tensione militare non accenna a diminuire, il fronte diplomatico ha vissuto una scossa improvvisa proveniente direttamente dalla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump, che ormai da più di un anno è tornato alla guida del paese, ha annunciato a sorpresa – tramite un post sul suo social network Truth – la sospensione di “Project Freedom”. Quest’iniziativa, lanciata solo domenica 3 maggio con grande enfasi mediatica, era stata pensata per scortare (o quantomeno “guidare”) le navi commerciali bloccate attraverso lo Stretto di Hormuz, cercando di rompere l’assedio imposto da Teheran. In un messaggio che mescola realpolitik e retorica, Trump ha giustificato l’interruzione come una necessità per verificare se sia possibile finalizzare quella che ha definito una “intesa completa e definitiva” con i rappresentanti iraniani. Il presidente ha citato la richiesta avanzata dal Pakistan – che funge ormai da mediatore informale tra le parti – e i “notevoli progressi” compiuti durante la campagna militare come presupposti per questa pausa, che per il momento resta comunque indefinita. Poco prima di questo annuncio, il segretario di Stato Marco Rubio aveva dichiarato conclusa l’offensiva “Epic Fury”, suggerendo che il momento delle grandi operazioni di terra e bombardamenti sia effettivamente alle spalle, per lasciare spazio a un approccio negoziale.

Il nodo del blocco e la strategia della tensione

Nonostante la sospensione delle operazioni di scorta mirate del “Project Freedom”, il nodo cruciale della sicurezza marittima rimane ineludibile: la morsa del blocco navale statunitense sui porti iraniani, infatti, non è stata allentata di una virgola. Trump è stato chiaro su questo punto, specificando che mentre il passaggio assistito delle navi commerciali si ferma, il blocco economico e militare che impedisce a Teheran di esportare petrolio prosegue senza interruzioni. Una mossa, questa, che mette l’Iran in una posizione complessa: da un lato, l’amministrazione americana sembra concedere una tregua sull’ingerenza diretta nei transiti internazionali per favorire il dialogo; dall’altro, mantiene la pressione massima attraverso la chiusura dei porti, come dimostra l’azione di “neutralizzazione” della petroliera “Hasna” effettuata dai caccia. Per Teheran, devastata dalle sanzioni e ora bloccata anche negli scambi energetici, la riuscita dei negoziati è vitale, ma la controparte sembra giocare su due tavoli contemporaneamente. Gli Stati Uniti, da parte loro, non hanno fornito dettagli su chi siederà al tavolo delle trattative né su quali siano le concessioni richieste in cambio della riapertura dei porti; si limitano, per bocca di Trump, a dichiarare che “i bombardamenti riprenderebbero” in caso di mancato accordo. Finché lo Stretto rimane un campo di battaglia dove missili e colpi di cannone interrompono il silenzio – come accaduto alla francese “San Antonio” – l’ombra di una ripresa delle ostilità su larga scala continua ad aleggiare sull’intera regione, inchiodando l’economia globale in una paralisi che nessuno, al momento, sembra in grado di risolvere definitivamente.

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