I Subsonica e il giro largo del trentennale, tra le gigantografie sui portici e l'album “Terre rare”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Chi percorre in questi giorni via Po o attraversa piazza Vittorio Veneto a Torino, alzando lo sguardo sotto i portici, si imbatte in loro: decine e decine di fotografie, installate lungo il percorso, che raccontano trent'anni di storia dei Subsonica. Un’iniziativa, patrocinata dalla Città, che trasforma il salotto buono del capoluogo piemontese in una galleria a cielo aperto, un modo per celebrare il traguardo del gruppo – fondato nel 1996 – ben prima dei quattro concerti evento che terranno alle OGR tra il 31 marzo e il 4 aprile, peraltro già sold-out da settimane. È un abbraccio fisico tra la band e la sua città, quello che si manifesta attraverso queste gigantografie, un filo diretto che parte da lontano, forse da quella “sala magica” ereditata da Max Casacci dal padre, un ex studio cinematografico che per il chitarrista rappresentò l'incubatore ideale dei primi passi nel mondo delle produzioni.
Ma il vero fulcro attorno a cui ruota questo compleanno speciale, quello dei trent'anni di carriera, è la musica nuova. Il 20 marzo esce “Terre rare”, l'undicesimo album in studio della band torinese, un disco che non ha nulla della raccolta autocelebrativa né del greatest hits compilato per l'occasione. I cinque – Samuel, Max Casacci, Boosta, Vicio e Ninja – hanno scelto la strada più complessa, quella di concedersi il lusso di viaggiare, fisicamente e mentalmente, per tornare con un pugno di canzoni che suonano come un nuovo inizio. Un viaggio, quello compiuto dal gruppo, che li ha portati fino a Essaouira, in Marocco, patria della musica gnawa: un’esperienza immersiva dalla quale hanno riportato strumenti inconsueti, come il guembri o i qraqeb, e una diversa consapevolezza del fare musica, intesa lì come rito collettivo di purificazione e meditazione, un flusso nel quale perdersi per poi ritrovarsi.
Un disco politico, tra sonorità mediterranee e paure contemporanee
“Terre rare” non è solo il resoconto di un’esplorazione sonora, ma si configura come un affondo nel presente, con le sue contraddizioni e le sue ferite. Nei dodici brani che compongono l'album, la dimensione elettronica che da sempre contraddistingue i Subsonica si ibrida con strumenti dimenticati dell’altra sponda del Mediterraneo, creando un tessuto imprevedibile che sfida le logiche degli algoritmi e le durate imposte dalle piattaforme di streaming. Ci sono tracce, come “Al confine”, che giocano con l’ambiguità del limite, mentre altre affrontano temi specifici e scottanti: si parla di complottismo in “Teorie”, della deriva disumanizzante della tecnologia in “Transumanesimo” e dell’odio per il diverso nel singolo “Straniero”, brano inciso con la cantante italiana di origini palestinesi Tära.
La band, del resto, non ha mai fatto mistero della propria vocazione a leggere la realtà. Lo stesso Samuel, durante la presentazione, ha ricordato come la prima canzone scritta dai Subsonica contenesse già un verso sulla paura del diverso, quasi a siglare un filo rosso che arriva intatto fino a oggi. Max Casacci, da parte sua, aggiunge un ulteriore livello di lettura: parlare di “terre rare” oggi significa evocare monopoli, gestione delle risorse, ma anche la capacità dell'artista di portare chi ascolta verso un altrove che non corrisponde agli spazi angusti della contemporaneità. Un dovere, quello di sentire speciale il pubblico, che passa attraverso scelte coraggiose, come indossare divise militari nel video di “Straniero” – una decisione ponderata e soppesata, soprattutto alla luce dei conflitti in corso, ma ritenuta necessaria per creare una connessione emotiva forte con ciò che accade nel mondo.
Celebrazione diffusa e ritorno alla dimensione live
Le iniziative per il trentennale, battezzate con il Titolo “Cieli su Torino 96-26”, non si limitano però alla pubblicazione del disco o alle mostre fotografiche sotto i portici. La città, con la collaborazione della Regione Piemonte e dell'agenzia torinese Consiste. Entertainment, si sta trasformando in un contenitore diffuso di eventi: mostre, dj set, spettacoli che ibridano documentario e teatro, e percorsi sonori dedicati alla storia del gruppo. Un palinsesto fitto che andrà avanti fino al 12 aprile, coinvolgendo i luoghi che hanno segnato la parabola artistica dei cinque musicisti. Boosta, il tastierista, ha spiegato questa abbondanza di iniziative come la volontà di regalarsi e di regalare alla città un tempo di qualità condiviso, una sorta di “circo Barnum di meraviglie” che allestiscono per sé e per il pubblico, lontano anni luce dalla logica dell’autocelebrazione fine a sé stessa.
Dopo la residency torinese alle OGR, che vedrà la band esibirsi in quattro concerti tutti diversi tra loro, accompagnati da una mostra antologica nel Duomo dell'ex officina ferroviaria, il viaggio proseguirà lungo la penisola. Dal 26 giugno prenderà il via il tour estivo “Terre rare 96-26”, che porterà i Subsonica nei principali festival italiani: si parte dallo Sherwood Festival di Padova, per poi toccare Bologna, Roma, Napoli, Catania e molte altre città, in un itinerario che riconferma il legame profondo della band con il circuito live e con quella fisicità della musica che, come hanno raccontato loro stessi, è l'unica vera misura del loro operato. Perché se è vero, come dice Max Casacci, che “dovere dell'artista è far sentire speciale il pubblico e guidarlo verso un altrove”, allora quel portale è fatto di concerti, di suoni ibridi e di trent'anni di onesta militanza musicale.




