Banca Popolare di Sondrio nel mirino della Bce: carenze nella governance e nel risk management
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Redazione Economia
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La Banca Popolare di Sondrio è finita sotto la lente della Banca Centrale Europea, che ha riscontrato "gravi e significative carenze" nella gestione del rischio di credito e nel governo societario. L’istituto valtellinese, che ha già avviato misure correttive, è stato oggetto di un’ispezione tra ottobre 2022 e marzo 2023, i cui esiti sono stati formalizzati solo lo scorso 29 aprile con una decisione vincolante.
La Bce, oltre a imporre requisiti specifici, ha sollevato criticità sull’efficacia del consiglio di amministrazione, sulla struttura dirigenziale e sulle funzioni di controllo interno, tra cui risk management, compliance e audit. "Le disfunzioni rilevate", si legge nella documentazione, "riguardano anche il potenziamento del livello apicale e il funzionamento degli organi decisionali". La banca, dal canto suo, ha precisato che le osservazioni si riferiscono a un periodo ormai superato e che gran parte delle azioni richieste sono già state implementate.
Nonostante le rassicurazioni, il mercato ha reagito con cautela. In un contesto favorevole per il settore bancario, che ha beneficiato del miglioramento del sentiment dopo l’intesa Usa-Cina sui dazi, il titolo della Popolare di Sondrio ha chiuso una seduta sostanzialmente piatta a 11,8 euro, deludendo le attese degli investitori. Un andamento anomalo, che potrebbe riflettere le incertezze legate alle prescrizioni della Bce.
I dettagli delle criticità emerse sono stati riportati sia nel bilancio 2023 che in quello 2024, oltre che nel resoconto intermedio al 31 marzo scorso. Tra i punti più critici, spicca l’analisi del rischio di credito, giudicata inadeguata, e la necessità di una revisione degli assetti manageriali. La Bce, pur senza imporre sanzioni, ha dunque optato per misure di vigilanza rafforzata, puntando a un riallineamento degli standard dell’istituto.




